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Decalogo per l’uso dei dispositivi mobili a scuola

Decalogo per l’uso dei dispositivi mobili a scuola 22 gennaio 2018

Il 19 gennaio 2018 la Ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, che si trovava a Bologna in occasione della kermesse “Futura”, happening di tre giorni dedicato al Piano Nazionale Scuola Digitale, ha presentato al Palazzo Re Enzo i risultati della commissione sull’uso responsabile degli strumenti digitali in classe: allo scopo di contrastare la dispersione scolastica e promuovere l’innovazione didattica, sono state stilate dieci regole per insegnanti e dirigenti, utili a regolamentare in ciascun istituto una Politica d’Uso Accettabile (PUA) in merito ai device mobile e ad adottare la politica aziendale del Bring Your Own Device (BYOD) per un interesse comune.

Il Decalogo “è ispirato a una visione fiduciosa e positiva del rapporto tra i professori, gli studenti e la cultura oggi plasmata nei suoi linguaggi, stili e codici dall’enorme diffusione di tablet e telefoni interattivi”.

Di tutt’altro avviso il Ministro dell’Istruzione francese Jean-Michel Blanquer, che da pochi giorni ha introdotto il divieto di utilizzo degli smartphone in classe. In Italia però i dati parlano chiaro: l’89,3% dei ragazzi a partire dagli 8-9 anni possiede un cellulare intelligente e, secondo il nostro Ministero dell’Istruzione, “proibire l’uso dei dispositivi a scuola non è la soluzione”. Per questo, già nel 2007 il Ministro Fioroni aveva firmato la circolare con le linee di indirizzo sull’uso dei telefonini durante l’attività didattica; simili linee guida saranno inoltre oggetto della prossima circolare prevista per i dieci punti per l’uso dei dispositivi mobili a scuola, da applicare in collaborazione con le famiglie allo “scopo condiviso di promuovere la crescita di cittadini autonomi e responsabili”. In sintesi:

  1. Ogni novità comporta cambiamenti, necessari e utili a migliorare l’apprendimento e il benessere della comunità scolastica.
  2. Proibire l’uso dei dispositivi a scuola non è la soluzione, purché le regole servano al raggiungimento dei propri scopi.
  3. La scuola promuove le condizioni strutturali  per un uso responsabile di dispositivi, preferibilmente, personali.
  4. Lo sviluppo del digitale nella didattica va accolto quale motore dell’innovazione, anche attraverso la formazione professionale.
  5. I dispositivi devono essere un mezzo, non un fine,  per sviluppare le abilità tecniche e sostenere lo sviluppo di una capacità critica e creativa.
  6. Bisogna sostenere un approccio consapevole e autonomo al digitale, in previsione di un long life learning sull’uso critico delle fonti di informazione.
  7. L’uso dei dispositivi, analogici o meno, deve essere sempre promosso dai docenti e l’introduzione del digitale in classe rimane a loro discrezione.
  8. Occorre mantenere separate la dimensione del privato e del pubblico, in quanto il digitale trasforma sempre gli ambienti di apprendimento.
  9. Le tecnologie digitali devono essere funzionali a rafforzare la comunità scolastica e l’alleanza educativa con le famiglie.
  10. “Educare alla cittadinanza digitale è un dovere per la scuola. Formare i futuri cittadini della società della conoscenza significa educare alla partecipazione responsabile, all’uso critico delle tecnologie, alla consapevolezza e alla costruzione delle proprie competenze in un mondo sempre più connesso”.

Su quest’ultimo punto del Decalogo, in particolar modo, il CREMIT continua tutt’oggi a dare il proprio contributo accademico in vari progetti di ricerca-intervento e, recentemente, ha collaborato alla creazione del nuovo framework del Ministero per il Curriculum sull’Educazione Civica Digitale. Qui di seguito il Decalogo riportato nella versione ufficiale diffusa online dal Miur.

 

 

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