Centro di Ricerca sull'Educazione ai Media all'Informazione e alla Tecnologia

Come educare la nuova generazione all’uso dello smartphone?

Come educare la nuova generazione all’uso dello smartphone? 1 febbraio 2018

Il tema della dipendenza da smartphone di bambini e adolescenti è il fulcro dello spazio di Benessere in coda alla rubrica Lavori in corso del TG 2, andata in onda lo scorso 31 gennaio 2018: la conduttrice Giulia Apollonio dedica ampio spazio al tema intervistando come ospiti d’eccezione il Prof. Federico Tonioni, psichiatra che al Policlinico Gemelli di Roma dirige il primo ambulatorio dedicato alle dipendenza da Internet, e il Prof. Pier Cesare Rivoltella, pedagogista e direttore presso l’Università Cattolica di Milano del Centro di Ricerca sull’Educazione ai Media, all’Informazione e alla Tecnologia (CREMIT).

La causa scatenante l’allarmismo delle settimane scorse è stata una lettera aperta di due investitori di Apple che chiedono nuovi sistemi di controllo e protezione per arginare un utilizzo smodato di questi mobile device da parte dei minori e la motivazioni teoriche addotte derivano da una recente ricerca dell’Università di Chicago (San Diego), secondo la quale gli adolescenti che utilizzano lo smartphone ben oltre le 5 ore al giorno incorrerebbero nel 70% in più dei casi a rischio suicidio e nel 27% in più a rischio depressione; anche in Italia l’Università di Cagliari ha condotto studi simili rilevando che su 6.000 ragazzi il 75% usa il cellulare a scuola e il 98% lo consulta dopo la mezzanotte: “segni evidenti di una dipendenza che alcuni studiosi definiscono ormai come paragonabile a quella della cocaina”, così si dice nel servizio televisivo d’apertura.

Il professor Tonioni, innanzitutto, rassicura circa il male peggiore in queste situazioni affermando che non deriva dallo strumento in sé (“irrinunciabile per i bambini, per gli adolescenti e anche per noi adulti”), ma dalla solitudine dovuta all’assenza genitoriale (spesso motivata da una mancanza di fiducia negli adolescenti stessi): l’iper-connessione non giustifica un intervento clinico e ogni nuovo fenomeno (profilo cognitivo compreso) non è tacciabile come patologico solo in quanto non ancora pienamente compreso.

“Io personalmente”, commenta Tonioni, “ho grande fiducia in questa generazione, anche se non riesco a prevedere come sarà”.

Rispetto invece all’apprendimento, interviene il professor Rivoltella sostenendo che “sicuramente c’è relazione tra uso dei dispositivi e modificazione dei ritmi dell’attenzione. […] É evidente che il mordi e fuggi, la tendenza a consumare in mobilità prestando attenzione a più aspetti, a più schermate quasi contemporaneamente, incide sulla incapacità o sull’impossibilità di dedicare quella attenzione focalizzata, solo attraverso la quale l’apprendimento significativo o profondo è possibile”. Anche in questo caso però, il vero colpevole non sono i dispositivi digitali, ma un intero sistema di vita all’insegna della rapidità e dell’accelerazione; questi media, secondo Rivoltella, pervadono oggi i “non tempi” di una volta, ossia quelli non finalizzati che lasciavano campo libero al confronto con se stessi senza far nulla e all’immaginazione soprattutto nei più piccoli.

Il modello educativo deve provenire dagli adulti e va diviso tra famiglia e scuola, per favorire un’alfabetizzazione e formazione in termini di senso critico e responsabilità etica con “un’attenzione trasversale rispetto alle discipline”; a supporto di queste parole di Rivoltella, Tonioni aggiunge la necessità di imporre delle regole da parte dei genitori, purché siano date “per innescare trattative” e conoscere meglio i propri figli, anziché imporre loro degli obblighi che genererebbero solo rabbia e incomprensione. Esempi pratici di queste regole per un “uso contrattato” degli strumenti, suggerisce inoltre Rivoltella, sono quelli che Serge Tisseron indica nel suo libro 3-6-9-12 Diventare grandi all’epoca degli schermi digitaliriferendosi, in particolar modo, alla regola delle 3 “A” e adottando la metafora della dieta mediale per spiegarla: Alternanza, ossia consumare un po’ di tutto (non solo schermi) nell’arco della giornata; Accompagnamento, mediante alcuni spazi di complicità (utilizzando gli stessi media sociali) dove il genitore può diventare rappresentativo e Autoregolazione, per fare empowerment “cioè creare le condizioni perché il ragazzino sviluppi da sé la capacità di pensare con la sua testa e di agire in maniera responsabile”. La giornalista Apollonio prova ad aggiunge in chiusura di questo intervento la “a” dell’assenza e i professori concordano che qualche momento di digiuno da smartphone non guasterebbe, all’insegna del light day tipico delle diete.

“Per l’adulto, conclude Rivoltella, la cosa più importante è risultare credibile. Il Papa un paio di anni fa ebbe a dire che questa generazione è una generazione che ha fiuto”.

Tale credibilità così importante non passa solo da ciò che si riesce a verbalizzare, ma dal tipo di esempio quotidiano e dal modellamento agito sul bambino e adolescente. Non c’è che da raccogliere tutte le energie possibili per risultare credibili.  Come ulteriore approfondimento, ecco qui di seguito i link per l’intervista per iscritto (trascrizione di Federica Pilotti) e il video del servizio completo su Rai Pay (dal minutaggio 36’57”).

 

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