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I luoghi dell’educare

I luoghi dell’educare 22 Febbraio 2019

Potremmo sintetizzare il Numero di marzo con una verbo: uscire. Ma uscire da dove? Ci sono almeno due elementi che ricorrono.

Il primo ci dice che “uscire da scuola” ha la valenza indubbia di conoscere, scoprire, perlustrare: ricorre qui la dimensione della comunicazione educativa che riconosciamo nella dimensione “esplorativa” (le altre sono quella informativa, relazionale e partecipativa, ma – come ben spiega Rivoltella quando le introduce – non si tratta di elementi in contrapposizione o esclusivi, bensì elementi che stanno insieme in “porzioni diverse”).

Esplorare, quando usciamo dalla scuola, vuol dire dare ai saperi che costruiamo dentro la scuola una possibilità: la possibilità di  essere spesi, usati, messi in gioco in un ambiente fatto per essere sfidante e per essere un contenitore “vivente”, potremmo dire. Ma significa anche fare un percorso al contrario, quando la vita “fuori dalla scuola” torna prepotentemente in gioco, entra in classe e diventa tema di discussione con i bambini e i ragazzi. E’ quanto succede visitando un luogo: nel Numero di discute, ad esempio, di un polo unico di biodiversità, di visite didattiche nel pezzo di Luisa Treccani e nella rubrica curata da Elena Valgolio, così come nello spazio dedicato alla didattica inclusiva che tocca il segmento della scuola dell’infanzia, nel rispetto dei lettori della Rivista.

Il secondo elemento, invece, ci racconta che uscire dalla classe non significa muoversi solo fisicamente, ma anche portare fuori la didattica pur rimanendo in classe. Due esempi negli articoli di questo mese ci aiutano a capire questa seconda dinamica: il primo è di Elena Mosa quando descrive il senso della video-ricerca come “pratica riflessiva” e di racconto, aspetti ben descritti nel pezzo di Loredana Camizzi e Serena Goracci di INDIRE. Il secondo esempio è raccolto nell’articolo di Paola Dusi, che ci aiuta a riflettere sul rapporto scuola-famiglia (ovvero ciò che è fuori) e sulla condivisione della responsabilità educativa.

Un’ultima battuta: uscire significa anche uscire dagli schemi didattici tradizionali, come raccontato nelle esperienze in Classroom di Gianna Cannì e di Enrica Bricchetto, che escono dall’aula per allestire, gestire, abitare e consolidare un ambiente di apprendimento digitale significativo.

Di seguito l’Editoriale di Pier Cesare Rivoltella e l’indice del Numero di marzo.

Sul sito dell’Editrice Morcelliana i link per accedere all’articolo gratuito del mese.

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