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Un media educator in azienda? In Sky è possibile

Un media educator in azienda? In Sky è possibile 5 Aprile 2019

Cos’hai fatto in questi mesi? Perché hai lavorato in Sky, ma non ti abbiamo mai visto in televisione? Che cosa vorresti fare da grande?

Sono queste le domande che mi sono state rivolte negli ultimi mesi a cui ho cercato di dare una risposta.

Cos’hai fatto in questi mesi?

Ho lavorato nel team di Sky Academy, il progetto di sostenibilità dell’azienda televisiva dedicato alle scuole e ai ragazzi dagli 8 ai 16 anni. Fare sostenibilità non è solo un elemento strategico delle aziende di oggi, ma nel caso di Sky Academy, l’obiettivo è quello di offrire a bambini e ragazzi gli strumenti necessari per approcciarsi in modo critico e più consapevole alle notizie. Che cosa significa dunque fare educazione all’informazione e ai media in azienda? Sicuramente far riflettere in modo critico su tematiche contemporanee che toccano personalmente gli studenti grazie anche a strumentazioni tecnologiche semplici, ma allo stesso tempo professionali. Inoltre significa aiutare le scuole a fare fact-checking – proprio per questo nei materiali didattici di Sky Academy troviamo “Il decalogo dell’esploratore digitale” creato con l’associazione Fact-checkers Italia – per distinguere i fatti dalle opinioni e riconoscere le fake news, con particolare attenzione a non condividerle.

Il progetto, attivo in Italia dal 2016, ospita negli Sky Academy Studios due classi al giorno, coinvolgendole in un laboratorio media-educativo progettato appositamente per loro.

Il mio compito è stato quello di seguire le scuole durante l’intera esperienza: dall’accoglienza fino alla realizzazione del servizio giornalistico durante il laboratorio. Come membro del team, ho dovuto applicare tutte le skills di un buon media educator: la creatività, la dinamicità ma soprattutto la capacità di saper fondere le competenze pedagogico-educative con quelle comunicative. Altra competenza fondamentale è stata quella di saper adattare il proprio lavoro alle diverse fasce d’età: il target di Sky Academy è ampio ed è richiesta la versatilità di saper condurre il laboratorio non solo in modo professionale, ma anche facile e intuitiva per offrire un’esperienza positiva e costruttiva per tutti, anche per i più piccoli.

Perché hai lavorato in Sky, ma non ti abbiamo mai visto in televisione? Il mondo della televisione è fatto soprattutto di persone che fanno sì che la “macchina tv” funzioni bene. Gli anchorman, i presentatori e i talent sono solo una parte dello staff delle produzioni. È anche su questo che Sky Academy ha deciso di investire: nel tour degli studi televisivi i ragazzi scoprono che servono cameraman, produttori, registi, … per realizzare i programmi televisivi. Durante il laboratorio, gli studenti sono chiamati a ricoprire ruoli diversi, in alcuni casi di “backstage”. Altro passaggio chiave dunque per implementare la Media & Information Literacy è quello di comprendere i luoghi e le figure professionali che ruotano attorno al mondo della televisione, ruoli che non sempre vediamo sullo schermo, ma senza i quali non sarebbe possibile la messa in onda. La difficoltà maggiore è di far capire agli studenti, soprattutto ai bambini, che la tv non è affatto ciò che vediamo in video, ma è frutto di un complesso lavoro di team “dietro le quinte”. Ecco quindi l’impegno continuo di Sky Academy per incrementare le soft skills richieste per essere cittadini attivi del ventunesimo secolo: lavoro in gruppo, organizzazione, creatività, problem solving e comunicazione. Queste abilità sono fondamentali per i ragazzi ma altrettanto importanti anche per chi, come me, ha lavorato e lavora nel progetto. L’intreccio dunque di competenze media-educative e skills trasversali è la chiave vincente per diventare media educator.

Ma chi è dunque il media educator?

Prima di tutto è un educatore che accompagna la professionalità con la passione per i media e le tecnologie. Allo stesso tempo però è un fruitore appassionato e curioso, che cerca di scavare nella profondità dei messaggi mediali per leggerli con occhio vigile e critico. È proprio questa attenzione particolare che lo deve spingere ad educare alla responsabilità autoriale, soprattutto oggi dove tutti noi siamo chiamati ad esporci mediaticamente agli eventi.
… e per rispondere all’ultima domanda su che cosa fare da grande, vorrei dire che trovare una risposta non è facile. Spero di portare nella mia professione – qualunque essa sia – la curiosità, la sensibilità e la voglia di ricercare sempre nuovi stimoli e punti di partenza. Soprattutto mi auguro di riuscire a coniugare le mie due anime: la comunicazione e l’educazione.

Comunicare è educare. Educare è comunicare.

Alberto Ciresola

Studente della Laurea Magistrale in Media Education

Università Cattolica

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