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Viaggio didattico e culturale in Giappone

Viaggio didattico e culturale in Giappone 3 Giugno 2019

Dal 20 al 30 maggio 2019 il CREMIT è stato in Giappone insieme a un gruppo di studenti di Scienze della Formazione Primaria, il cui Coordinatore è il Professor Pier Cesare Rivoltella, nonché Direttore Scientifico di Cremit. L’iniziativa si inserisce nella collaborazione tra l’Università Cattolica (UCSC) e la Kobe Shinwa Women’s University (KSWU). Gli obiettivi di questo viaggio didattico e culturale sono stati: consolidare il rapporto di amicizia fra le due università, cercare prospettive comuni di ricerca, conoscere il sistema di educazione scolastica e di istruzione accademica giapponese, scambiare opinioni con i docenti e le studentesse della Shinwa University di Kobe. Qui di seguito, un articolo di Cattolica News, Studenti in Giappone, lezioni sul campo per la rassegna stampa e l’ultimo post di
Medialog, Personal Blog of Pier Cesare Rivoltella, Viaggio a Kobe, con alcune riflessioni interessanti sull’esperienza.

La collaborazione tra l’Università e la Shinwa University di Kobe, infatti, risale al 2017. In quell’anno nel mese di settembre una delegazione di una ventina di studentesse giapponesi viene in visita all’Università Cattolica con l’allora rettore Hiroyuki Yamamoto grazie alla mediazione del Dottor Massimo Massagli che al tempo era il direttore dell’organo di autovalutazione. Massagli conosceva Yamamoto perché già all’Istituto Regina Consolatrice di Milano, da qualche anno, venivano ospitate alcune studentesse e giapponesi in visita e in tirocinio. In quel settembre 2017 viene organizzata una prima giornata di scambio tra le studentesse del corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria della Cattolica di Milano e le studentesse giapponesi in visita. Il prof. Rivoltella viene coinvolto successivamente anche nella firma di un protocollo di collaborazione tra le due università. Nel settembre del 2018 Yamamoto torna con altre 20 studentesse in Italia e viene organizzata di nuovo una giornata di scambio presso la nostra università.  Finché, in questo 2019, usufruendo della mediatrice culturale di cui i giapponesi si servono quando vengono a Milano, il prof. Rivoltella ha pensato di organizzare un viaggio degli studenti di Scienze della Formazione Primaria in Giappone. L’adesione è stata inattesa e ha visto la partecipazione di una ventina di studenti, due collaboratrici del CREMIT(Elena Valgolio e Iole Galbusera) e tre tutor di tirocinio (Marcello Soprani, Maria Grazia Favaretto e Valentina Cautiero). Al gruppo si sono aggiunti anche una laureata dell’UCSC di Formazione Primaria, Veronica Lissoni, e una funzionaria della sovrintendenza all’istruzione della Provincia autonoma di Bolzano, Susanna Addario. Il programma in Giappone ha previsto visite alle scuole dell’infanzia e alle scuole primarie giapponesi, giornate open di partecipazione alle attività didattiche e ai corsi universitari e uno scambio sui temi della ricerca. Nello specifico è stato condotto un seminario con i ricercatori interessati dell’università Shinwa in cui si sono messi all’ordine del giorno alcuni temi:

  • La traduzione in giapponese del questionario sulla dieta mediale che il CREMIT ha approntato e ha già iniziato a somministrare in Italia;
  • Un’ipotesi di sperimentazione bilaterale di un micro curricolo di Media Education nella scuola primaria In Giappone e a Milano.

È stata un’esperienza molto interessante da più punti di vista,  il primo è sicuramente quello che motivava all’origine il viaggio ovvero una prospettiva di comparazione tra sistemi dell’istruzione differenti, quello italiano e quello giapponese. A questa prima ragione se n’è aggiunta però subito una seconda che si potrebbe definire antropologica e che è risultata altrettanto formativa per i partecipanti al viaggio siano essi studenti, che ricercatori, che tutor di tirocinio per mettere a confronto due culture completamente diverse: una socialmente molto controllata, quella giapponese, l’altra socialmente spesso un po’ sopra le righe, la nostra.

Questa antitesi, da una lato, ci ha sicuramente insegnato qualcosa che meriterebbe di essere importato in un Paese come il nostro che ha tanto bisogno di educazione, ordine e rispetto; dall’altro lato, ci ha anche consegnato delle riflessioni importanti su un animo giapponese compresso e spesso preoccupato del pensiero altrui e per la vergogna sociale che sembra essere il vero e proprio dispositivo regolatore di un sistema sociale dove tutto può essere consentito fuorché venir meno a quel che gli altri si aspettano da te. Quel che pubblicamente e socialmente è ritenuto accettabile non deve venire meno, in nessun caso.

A partire da queste due motivazioni si è sviluppata la nostra avventura, un’avventura avvincente che ha portato i nostri studenti a giocare con i bambini della scuola primaria e della scuola dell’infanzia, ci ha portati a fare delle osservazioni di lezioni universitarie estremamente interessanti che ci hanno consentito di riflettere su due sistemi formativi completamente diversi. Il nostro forse un po’ troppo sbilanciato sui quadri concettuali, il loro, forse, un po’ troppo sbilanciato sulla trasmissione delle pratiche esperte. Questo viaggio inoltre, ci ha portato a confrontarci con una civiltà millenaria che abbiamo avuto modo di apprezzare soprattutto a Kyoto e Nara, tutte e due antiche capitali, tutte e due incantevoli per i meravigliosi templi buddisti e shintoisti che ci hanno consentito di osservare.

In chiusura occorre aggiungere che sia stata anche un’avventura umana estremamente interessante dove è stato possibile ai tutor, ai ricercatori, a me e agli studenti conoscerci e sperimentarci in condizioni diverse da quelle standard fatte di relazioni di lavoro, fatte di relazioni studente – docente: dalla formalità all’informalità dove il condividere la giornata di 24h diventa incontro, apertura. Un viaggio per tanti aspetti straordinario che meritava di essere vissuto.

Sono questo le parole del prof. Rivoltella per rilanciare l’ultimo post del suo blog (qui il link diretto a Medialog, Viaggio a Kobe), dove viene narrato e raccontato attraverso parole, immagini e sfumature di emozioni, lo scambio di know how e di how to fra le due realtà italiana e nipponica.

La straordinaria esperienza vissuta è stata descritta e documentata da Cremit attraverso sei video #GlobalCremit #JapanTrip – Day1, Day 2, Day 3, Day 4, Day 5, Il Tempo libero. Cinque di questi raccontano i momenti istituzionali previsti dal programma di lavoro, mentre l’ultimo narra il tempo libero. Qui sopra i link ai suddetti.

Sempre sul canale Youtube di Cremit sono anche caricate le video-interviste condotte per l’occasione da Cremit agli studenti dell’Università Cattolica Carlotta Sciusco, Veronica Baffi, Francesca Fezza, Jacopo Cederle (1 e 2) e Chiara Papagni (1 e 2), per raccontare l’esperienza e il discorso del Professor Hiroyuki Yamamoto (1 e 2), precedente rettore della KSWU e Professore di Musica, come saluto finale agli studenti dell’UCSC che accoglieranno le sue studentesse giapponesi il prossimo settembre. Qui sopra i link ai suddetti.

Il Corso di Laurea in Educazione infantile (il corrispettivo di Scienze della formazione primaria) alla KSWU prevede un corso di laurea di 4 anni con 200 iscritti all’anno. Gli obiettivi di questo percorso sono:
1. Comprensione delle emozioni del bambino
2. L’ evoluzione cognitiva
3. L’espressione delle emozioni
4. La pratica professionale 

Il centro educativo dell’università è aperto ai figli dei genitori del quartiere per il tirocinio delle future maestre. Fra gli insegnamenti previsti dal percorso di studi, la musica assume un ruolo chiave (tanto da organizzare concerti periodici nei quali la Corale strumentale coreografica si esibisce di fronte al pubblico), accanto ad arte, scienze, sport, didattica della lingua e lettura illustrata all’infanzia. Le laureate in Giappone trovano facilmente lavoro, dopo aver superato un concorso nazionale e dei bandi locali. Secondo una classifica nazionale per quanto riguarda l’assunzione nelle scuole di cura e formazione primaria, l’università di Kobe è al 1^ posto del Giappone dell’ovest.

Il Corso di Laurea in Scienze della formazione primaria presso l’UCSC in Italia, invece, prevede un corso di laurea che dura 5 anni e abilità gli studenti all’insegnamento nella scuola primaria, nella scuola dell’infanzia e all’insegnamento della lingua inglese.
Il focus del corso di laurea è su come gestire la relazione educativa.
Il percorso ha una struttura triadica costituita da:
1 Insegnamenti (professionali e disciplinari)
2 Laboratori
3. Tirocinio diretto e indiretto


Due peculiarità che affascinano molto i colleghi giapponesi sono il portfolio dello studente e l’affiancamento di un tutor: nella KSWU infatti non sono previsti né il tirocinio diretto, né i tutor di tirocinio così come li intendiamo noi; per la Shinwa University di Kobe le studentesse tengono in compenso molte lezioni accademiche propeduetiche alla professione, in quanto dedicate alla simulazione delle lezioni in classe con i bambini.

Il viaggio didattico e culturale in Giappone ha rappresentato per gli studenti, sul piano professionale un’esperienza comparativa di apertura con il mondo che li accompagnerà in tutta la loro carriera anche lavorativa. La grande lezione sul piano di una educazione interculturale non è ridurre a unità le differenze, ma piuttosto riuscire a comporre le differenze tra di loro. Confucio diceva: “Quando incontri un amico che viene da lontano, vi divertirete molto insieme” e l’augurio di oggi per l’UCSC e la KSWU è proprio quello di un rapporto di amicizia e rispetto reciproco longevo e fecondo.

Rassegna stampa:

Video Cremit Youtube:

Produzione riservata
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