Minori e digitale, la cassetta degli attrezzi di SharedTime per le famiglie

di redazione

Minori e digitale, la cassetta degli attrezzi di SharedTime per le famiglie

Minori e digitale, la cassetta degli attrezzi di SharedTime per le famiglie


di Agnese Gazzera  

SharedTime è un progetto di Media Literacy a misura delle famiglie, per dare loro strumenti e conoscenze con cui “accompagnare” le bambine e i bambini nel mondo digitale. Ci sembra interessante segnalarlo ai lettori e alle lettrici di Cremit.it, a seguito di una segnalazione di Pagella Politica, partner e realtà amica di Cremit. L’Italia è uno dei tre Paesi, assieme a Irlanda e Spagna, coinvolti nella prima fase dell’iniziativa finanziata dall’Unione europea e lanciata nel maggio 2026 al festival Internazionale Kids, che ne è promotore insieme alla testata Facta, con l’ambizione di estenderla a tutto il blocco comunitario.

Nel frattempo, l’obiettivo di formare una nuova generazione di cittadine e cittadini informati e responsabili anche nel web è perseguito attraverso l’invio di una newsletter dedicata alle famiglie di minori di età compresa fra gli 8 e i 12 anni, affiancata dalla piattaforma Sharedtime.eu, consultabile in italiano, inglese, spagnolo e catalano.I due strumenti sono pensati per i genitori le cui figlie e figli si affacciano al mondo digitale. Come suggerisce il nome del progetto (“Shared Time” significa tempo condiviso), adulti e minori sono invitati a navigare insieme il mondo digitale, perché questi ultimi sviluppino abitudini critiche e sicure, acquisendo competenze di alfabetizzazione mediatica e pensiero critico decisive anche per la vita futura.

L’approccio di SharedTime si distacca dalla tendenza al controllo osservabile in vari Paesi, dall’Australia alla Francia. Si lega, piuttosto, all’idea che i divieti non funzionino, sia perché sono aggirabili, sia perché non favoriscono lo sviluppo di consapevolezza e senso di responsabilità – rimandando nel tempo, semmai, il “debutto” online e quindi alimentando l’impreparazione e i rischi. La proposta è che i minori sperimentino gli ambienti digitali con l’accompagnamento educativo degli adulti, favorendo capacità di analisi, approccio critico e autoregolazione.

Emergono, così, due delle tre “A” che Serge Tisseron ha definito come pilastri operativi, ossia accompagnamento e autoregolazione (il terzo è alternanza nei consumi). Inoltre, è richiamata l’idea di responsabilità condivisa, dove la famiglia non è lasciata sola a far fronte all’alfabetizzazione mediale dei figli, ma fa rete con altri attori. Una strategia che coinvolge la dimensione individuale, così come quella collettiva della cittadinanza onlife. La newsletter di SharedTime raggiunge ogni mese le famiglie, puntando a ridurre il divario digitale tra genitori e figli, aiutando a riconoscere la disinformazione e a discutere di sicurezza online.

Attraverso contenuti creativi, notizie, sfide gamificate, video ed esercizi di fact-checking, adulti e bambini condividono esperienze coinvolgenti di apprendimento davanti allo schermo. Sulla piattaforma online si trovano notizie su temi come l’intelligenza artificiale, video su salute mentale e digitale, attività sulle fake news, così come guide alle conversazioni e consigli su temi d’interesse per i bambini, come l’affidabilità dei chatbot.Il progetto SharedTime è promosso da vari partner. In Italia, si tratta del mensile per ragazze e ragazzi Internazionale Kids e della testata indipendente Facta, dedicata a fact-checking e debunking; in Spagna Verificat, associazione non profit che si occupa di alfabetizzazione mediatica e fact-checking, e Smile and Learn, piattaforma di contenuti digitali educativi per minori dai 3 ai 12 anni d’età; in Irlanda CyberSafeKids, organizzazione che lavora con bambini, genitori ed educatori.

“L’informazione che consumiamo ha un ruolo centrale nel modo in cui guardiamo il mondo e impariamo a vivere in una realtà complessa, mentre il ruolo della famiglia è fondamentale per sviluppare un rapporto sano e consapevole con l’informazione”, ha dichiarato Lorenzo Marini, cofondatore di Verificat. “Fino a non molto tempo fa – ha aggiunto – in molte famiglie si guardavano insieme i telegiornali, i quotidiani giravano per casa, pronti per essere letti e commentati insieme. Oggi questo accade sempre meno, perciò abbiamo voluto creare uno spazio condiviso di riflessione e di uso dell’informazione”.

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