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Legami sociali e stili comunicativi di comunità

Legami sociali e stili comunicativi di comunità 10 Aprile 2019

di Alberto Ciresola e Alice Sforzin, studenti del corso di laurea magistrale in MEDIA EDUCATION, UCSC

Al tempo dei personal media, le reti sociali possono essere opportunità di intervento pastorale nella realtà ecclesiale italiana? È stato questo il principale snodo di riflessione del seminario “Legami sociali e stili comunicativi di comunità”, promosso il 9 aprile dal dipartimento di Sociologa e con il patrocinio della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e del Cremit. Qui il post con l’intera rassegna stampa dell’evento.

A questo link trovate la sintesi dei contributi curata da Alessandra Carenzio: https://steller.co/s/9LVW7C92Z9A

Si tratta dell’avvio della ricerca “Le relazioni sociali al tempo dei personal media nella realtà ecclesiale italiana”, che unisce sociologi, pedagogisti, psicologi ed economisti della Cattolica. Al convegno sono intervenute voci autorevoli della ricerca in ambito di comunicazione ed educazione. 

La professoressa Lucia Boccacin, ordinario di Sociologia dei processi culturali e comunicativi, ha aperto il seminario ponendo alcune domande fondamentali: oggi le relazioni personali hanno ancora qualcosa da dare? Hanno un valore aggiunto che le rende insostituibili? I rischi e la sovraesposizione comunicativa sono ormai argomenti noti e ampliamente studiati, ma meno di frequente ci si interroga sul rapporto relazione sociale- realtà ecclesiale. Da sempre le comunità ecclesiali locali sono contesti in cui si lavora molto sulla relazione, ma si sa ben poco sulle funzioni sociali e i legami e su come esse si interfaccino alla multimedialità.

Alcuni spunti di riflessione importanti sono arrivati da Pierpaolo Donati, professore Alma Mater di Sociologia dell’Università degli Studi di Bologna. Sono due le sollecitazioni più interessanti: la prima è che viviamo in un momento storico di grande esplosione delle relazioni, ma si tratta di relazioni effimere. Questo ha portato all’idea di relazioni liquide, di una società liquida, anche se in realtà – sottolinea Donati – la liquidità è solo in superficie: ci sono connessioni molto profonde, strutture latenti che non vediamo. È più corretto parlare di relazioni aumentate, ovvero le relazioni che, attraverso i device tecnologici, sono ampliate rispetto alle capacità naturali che hanno i soggetti.

La seconda sollecitazione riguarda invece il linguaggio. A partire dalla frase pronunciata da Papa Francesco durante il discorso alla GMG di Panama “Maria è l’influencer di Dio”, Donati si è interrogato su che cosa significhi assumere il linguaggio dei social network al posto del linguaggio analogico. In questa frase, Dio sembra diventare un punto di riferimento della comunicazione come star di Hollywood e Maria l’interprete dei like. Il rischio è quello di far credere ai ragazzi che la relazione con Dio è semplicemente un like, un qualcosa di evanescente.

Il dibattito è continuato con il prof. Pier Cesare Rivoltella che ha introdotto Mario Morcellini, Commissario Agcom e Consigliere alla Comunicazione alla Sapienza di Roma. Il focus della riflessione si è spostato sul fatto che senza comunicazione la distanza formativa diventa incolmabilee ci si è domandati se la comunicazione – quella digitale, dei social –  è ancora ciò che può rendere la distanza colmabile. La distanza formativa è visibile dentro l’aspetto individualistico che si nasconde dentro gli schermi e diventa dunque fondamentale chiedersi quali siano gli elementi profondi che determinano e spiegano una così forte connessione tra i giovani e le forme di comunicazione mediate dal digitale. 

A chiusura del seminario, Morcellini ha messo in evidenza come per una comunicazione che si è avventata progressivamente su tutte le dimensioni della vita – coinvolgendo anche i valori più profondi e la sfera dell’intimità – la religione risulta il vuoto più chiassoso nel repertorio quasi onnisciente dei temi. È altrettanto rilevante però che nel mondo moderno una religiosità autentica diventa sostenibile per gli essere umani, liquidando una versione tendenziosa della religione come alienazione (paura della morte e il sacro come rassicurazione). La religione dunque può diventare autenticità e liberazione. 

Nei prossimi giorni, sul sito del Cremit e nell’area online dedicata al progetto di ricerca, verranno messi a disposizione i materiali del seminario, con interviste esclusive ai relatori.

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