A modo mio. Racconto di un’esperienza al centro 1-6 Koala Blu di Firenze – terza puntata

di Maria Cristina Garbui

A modo mio. Racconto di un’esperienza al centro 1-6 Koala Blu di Firenze – terza puntata

A modo mio. Racconto di un’esperienza al centro 1-6 Koala Blu di Firenze – terza puntata


Mi chiamo Veronica Baffi, sono laureata in Scienze della Formazione Primaria in Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano e attualmente sto svolgendo il Master di II livello in Media Education Manager presso la medesima università. Durante l’anno di formazione, oltre a cinque moduli tematici che impegnano lo studente mediamente un fine settimana al mese, è previsto lo svolgimento di un tirocinio formativo. Ho fin da subito ritenuto interessante e molto stimolante la possibilità di effettuare il tirocinio in un’altra città e regione. Sono quindi partita per Firenze, dove ho conosciuto la Cooperativa Arca e vissuto la realtà del centro 1-6 Koala Blu, in via di Soffiano 51. 

Nel 2015 la Cooperativa Arca si fonde per incorporazione con la Cooperativa sociale “Il Koala”. Anno in cui, nei servizi educativi 0-6 vengono introdotte le tecnologie e la Media Education. Esperienza iniziata ormai sei anni fa e che viene descritta da Sura Spagnoli, Direttore Infanzia di Arca Cooperativa Sociale, come «un’esperienza nuova ed impegnativa, complessa e al tempo stesso piena di contraddizioni, caratterizzata da dubbi e incertezze, ma anche da grandi opportunità e risposte estremamente positive e incoraggianti da parte di bambini e adulti» (Ciotoli & Floria, 2018, p. 10).

Per raccontare meglio cosa significhi estendere la Media Education alla prima infanzia, a quella fascia per la quale è necessario considerare le specificità evolutive dei bambini e delle bambine e che interessa quindi soggetti di età compresa tra 0 e 6 anni, è necessario fare un passo indietro ed effettuare alcuni brevi affondi teorici. 

Il termine Media Education viene coniato agli inizi degli anni Settanta per la prima volta da Len Mastermann professore di educazione all’università di Nottingham (Inghilterra). In Italia l’espressione Media Education viene introdotta qualche anno dopo, tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta del XX secolo. 

L’obiettivo della Media Education non può essere limitato all’educare bambini e bambine, ragazzi e ragazze, rispetto ad una lettura critica e consapevole dei contenuti presenti online. Questo perché la società odierna, fortemente permeata di media richiede alla Media Education di andare oltre. I New Media hanno caratteristiche ben specifiche, tra queste: sono portabili e quindi si è sempre connessi; sono di difficile controllo e per questo motivo diviene complicato per un genitore limitare i contenuti a cui il figlio o la figlia può avere accesso; hanno molteplici modalità d’uso, perciò chiunque può essere sia consumatore che produttore di contenuti. Pertanto, come suggerisce Eugeni «i media sono ovunque. Noi stessi siamo media. Ed è per questo che i media non esistono più» (Eugeni, 2015, p. 28) e nella condizione postmediale (condizione attuale) diviene difficile riconoscere cosa è mediale e cosa non lo è. La disponibilità di qualsiasi tipo di dati e di informazioni, i processi di disintermediazione della comunicazione e la sempre più diffusa presenza di automi intelligenti fa assumere alla mediazione didattica e educativa un’importanza tale da riuscire a contrastare l’ipotesi dell’autoapprendimento e dell’autoalfabetizzazione, ormai erroneamente diffusa (Rivoltella, 2020, p. 10).

Negli ambienti da me esplorati, il digitale è una presenza discreta ma al contrario, come direbbe Serge Tisseron, ciò spicca è l’alternanza. Alternanza che riecheggia nel libro dell’autore come una delle tre parole chiave da tenere sempre a mente quando si parla di bambini e digitale. Le tre attenzioni-chiave sono: autoregolazione, alternanza ed accompagnamento. La prima ci ricorda che è importante avere fiducia nei bambini e nelle bambine e quindi di fornire loro diversi strumenti necessari per poter scegliere in autonomia ed in maniera equilibrata. L’alternanza è sostenuta dalla logica dell’et-et che presuppone una dieta mediale equilibrata in cui analogico e digitale convivono e non predominano l’uno sull’altro. L’ultima vede coinvolto l’adulto in prima persona, questo si rende disponibile ad affiancare il bambino, dedicando tempo e pazienza necessari alla sua crescita (Tisseron, 2016, p. 9). 

Nella realtà dei servizi per l’infanzia della Cooperativa Arca e più nello specifico nel centro 1-6 Koala Blu la tecnologia entra nel quotidiano e si combina ad altri linguaggi; entra come ambiente-connettore di saperi e di esplorazioni multidisciplinari sostenendo il modo di conoscere dei bambini (Bonaccini, 2015). Ed è anche Loris Malaguzzi con la sua poesia “Invece il cento c’è” a ricordarci che

«Il bambino è fatto di cento.
Il bambino ha centro lingue
Cento mani 
Cento pensieri
Cento modi di pensare
Di giocare e di parlare»

Quindi, il bambino (e la specie umana in senso lato) ha il privilegio di manifestarsi attraverso diversi linguaggi. Questi (espressivi, cognitivi, comunicativi) si costituiscono in reciprocità, nascono e si sviluppano nell’esperienza ma già convivono nella mente e nelle attività del bambino. Quindi bambine e bambini sono soggetti costruttivi e coautori di questi linguaggi, che hanno bisogno di vivere in eguale dignità e valorizzazione. L’adulto assume perciò il ruolo privilegiato di aiutare bambini e bambine a comunicare con il mondo sfruttando le potenzialità, le forze e i linguaggi di cui essi sono dotati. Il digitale è uno dei diversi linguaggi che adulti e bambini possono utilizzare nella loro quotidianità per esprimere creatività e conoscenza.

Lo scenario finora descritto pone nuove sfide educative alla Media Education. 

Le sfide alle quali il centro 1-6 Koala Blu prova a rispondere ponendosi, come scopo principale la promozione di una sensibilizzazione all’approccio alla Media Education andando ad evidenziare le affinità che questa ha con le metodologie educative e didattiche che già sono inserite nei servizi educativi per la prima infanzia. Questo porta di conseguenza a riflettere sulla presenza di linguaggi multimediali e digitali che accompagnano il bambino fin dalla sua nascita facendo emergere la necessità di individuare le strategie più idonee alla promozione di un utilizzo attivo, responsabile e creativo dei diversi strumenti tecnologici (Ciotoli & Floria, 2018, p. 23).

Fin da piccolissimi i bambini entrano in contatto con schermi, televisori, e touch screen, smartphone e tablet. Questi, utilizzati quotidianamente da genitori e non solo, hanno alcune caratteristiche che li rendono molto interessanti: i colori accesi, la stretta correlazione tra tocco e movimento che rende l’interazione decisamente semplice, l’utilizzo intuitivo. 

I pensieri che emergono a seguito dell’esperienza in loco e della lettura del libro che racconta i primi anni di novità e sperimentazione (Ciotoli & Floria, 2018) sono molti, ritengo quindi opportuno farne una breve sintesi di seguito. 

Gli strumenti

“Ma quali strumenti sono necessari per iniziare?”, questa domanda è forse la prima che ci si pone nel momento in cui si vuole introdurre per la prima volta la Media Education all’interno della scuola e dei servizi per l’infanzia in senso lato. Domanda lecita alla quale però si può rispondere semplicemente con un “dipende”. Infatti, non sono solo gli strumenti ad aver bisogno di particolare attenzione ma le modalità con cui questi strumenti vengono presentati. Infatti, si può disporre di molti dispositivi di ultima generazione che però vengono proposti in modo inadeguato; oppure al contrario si possono avere pochi e semplici strumenti che vengono valorizzati da chi li propone (adulto) e da chi li utilizza (bambini). In tal senso sarebbe opportuno fare un inventario degli strumenti disponibili in struttura ed individuare le possibilità di utilizzo che questi suggeriscono.

L’adulto

Arca Cooperativa Sociale ha intrapreso un percorso formativo per insegnanti, educatori e coordinatori nel quale il Coordinamento pedagogico del Servizio Servizi all’Infanzia del Comune di Firenze ha avuto un particolare rilievo. Se inizialmente lo scopo era quello di gettare le prime solide basi per una competenza digitale via via si è delineato un percorso ancor più specifico che ha visto lo sviluppo di una particolare figura professionale, l’educatore alle tecnologie multimediali, che mira a sostenere insegnanti, educatori e bambini all’approccio creativo e critico verso i linguaggi della contemporaneità. Un’altra figura che viene introdotta nei servizi socioeducativi che inseriscono la Media Education all’interno del proprio curricolo è «l’atelierista ai linguaggi espressivi e creativi, una professionalità dotata di competenze polivalenti e trasversali e capace di valorizzare tutti i linguaggi comunicativi della contemporaneità, per promuovere progetti educativi orientati all’interdisciplinarietà tra gli aspetti pedagogici, culturali e artistici» (Ciotoli & Floria, 2018, p. 86). 

Durante la formazione, la metodologia attuata alternava momenti di ascolto attivo e disponibile a momenti pratici di sperimentazione diretta delle diverse possibilità che le tecnologie ci offrono. Quindi, ciò che risulta fondamentale è l’arricchimento, la formazione e la crescita della propria persona sia in qualità di adulto che di educatore o insegnante.

L’adulto, quindi, ha il compito di favorire dei percorsi educativi all’interno dei quali la sperimentazione, la conoscenza e l’utilizzo di diversi linguaggi sono incoraggiati. L’adulto è quindi regista di ciò che viene messo in atto dai piccoli attori protagonisti di questi laboratori mediali. 

Immagine che contiene persona, parete, interni, gruppo

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1 – Bambini che ricercano il touch sul muro

I bambini e le bambine

Sono, come detto poco sopra, i protagonisti indiscussi di questi laboratori nei quali lo sviluppo del pensiero critico e lo sviluppo della creatività assumono una notevole rilevanza. Il contributo individuale e scaturito dal confronto e dalla discussione tra pari arricchisce il percorso pensato e proposto dagli adulti. E se è vero che l’apprendimento nella fascia 0-6 è di natura sociale è indispensabile tener conto e dare il giusto peso a questo continuo scambio di idee e alla negoziazione fra i diversi punti di vista. 

I genitori

Il tema dell’approccio alle nuove tecnologie viene portato all’attenzione delle famiglie per spronare una loro collaborazione e partecipazione attiva. L’approccio ludico e laboratoriale, che gli atelieristi hanno sperimentato in prima persona per poi proporre percorsi di senso ai bambini, è lo stesso con cui si punta a coinvolgerei genitori. Nel fare, nello sporcarsi le mani i genitori possono rendersi conto e prendere confidenza con ciò che le tecnologie offrono. Giocare insieme consente la sperimentazione, la condivisione, il confronto e la riflessione in merito all’utilizzo della tecnologia con bambini piccoli, tema sempre molto discusso. Il momento più pratico viene affiancato da incontri di sensibilizzazione in cui si restituisce ai genitori l’esperienza fatta dai propri figli con l’intendo non solo di condividere ma anche di avviare riflessione e dialogo.  

Immagine che contiene testo, interni, pavimento, arredamento

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2 – Arca Lab, spazio per famiglie

Da ultimo, ritengo opportuno citare alcuni spunti concreti che possono essere proposti nei diversi contesti in cui si opera:

  • Costruttività e trasformazione, dove i materiali di riciclo incontrano il digitale e dalla loro unione si creano cose straordinarie. 
  • Spazi immersivi, dove il bambino vive un ambiente appositamente allestito e curato, in cui il digitale incontra materiali di varia natura che hanno l’intento di accentuare la percezione sensoriale di un’esperienza e in cui si è coinvolti a 360°. 
  • Documentazione, il gesto è memoria e le esperienze che vengono vissute quotidianamente possono essere fissate nel tempo, grazie al digitale, ed essere in questo modo fruibili per sempre. Questo consente un’ulteriore discussione e riflessione a posteriori, oltre a creare un legame ancor più diretto tra i soggetti coinvolti scuola-bambino-genitore.
Immagine che contiene interni, pavimento, arredamento, ingombro

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3 – Costruttività e trasformazione

Concludendo, ritengo opportuno ancora una volta sottolineare come ciò che viene attuato nel centro 1-6 Koala Blu di Firenze sia conseguenza di studi, aggiornamenti, riflessioni profonde e adeguate formazioni che interessano tutto il personale, scolastico e non. I bambini e le bambine ogni giorno sono liberi fare una scelta ed individuare quali tra gli strumenti presenti in sezione, sia digitali che analogici, utilizzare. Ad esempio, il disegno con carta e colori è affiancato da un tablet dove le dita diventano pennelli, le possibilità di creazione sono molteplici e i fogli digitali pressochè infiniti (ed anche ecologici). O ancora, per tenere traccia di ciò che si trova e si osserva durante una breve uscita sul territorio (o in giardino) si può scegliere se scattare fotografie e filmare brevi video con un tablet (o macchina fotografica digitale) oppure se annotare tutto su un taccuino con carta e penna.  

Immagine che contiene testo, persona, interni, computer

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4 – Dare senso alle esperienze, documentazione digitale

Immagine che contiene persona, esterni, figlio, ragazzo

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5 – Fotografare per ricordare, documentazione delle esperienze

Mi posso ritenere quindi pienamente soddisfatta dell’esperienza che ho vissuto in un ambiente ricco, stimolante, arricchente. Sono grata di aver incontrato persone competenti e pronte a condividere le proprie esperienze. 


Bibliografia

Bonaccini, S. (2015). Bambini e tecnologie. Tra media touch e contesti immersivi. Bergamo: Edizioni Junior.

Ciotoli, E., & Floria, F. (2018). Piccoli passi. Riflessioni ed esperienze di media education nei contesti educativi gestiti da Arca Cooperativa Sociale. Roma: Editoriale Anicia Srl.

Eugeni, R. (2015). La condizione postmediale. Brescia: ELS La Scuola.

Rivoltella, P. C. (2020). Nuovi alfabeti. Educazione e culture nella società post-mediale. Brescia: Morcelliana.

Tisseron, S. (2016). 3-6-9-12 Diventare grandi all’epoca degli schermi digitali. (P. C. Rivoltella, A cura di) Brescia: Editrice La Scuola.


Per approfondire:

Racconto di un’esperienza al centro 1-6 Koala Blu di Firenze – prima puntata, CREMIT

Racconto di un’esperienza al centro 1-6 Koala Blu di Firenze – seconda puntata, CREMIT

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