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CSR, azienda, scuola e territorio: il Curricolo di Educazione Civica Digitale tra videointerviste e survey

CSR, azienda, scuola e territorio: il Curricolo di Educazione Civica Digitale tra videointerviste e survey 4 Luglio 2019

di Bruno Minini, studente della Laurea Magistrale in Media Education

Che c’entra la responsabilità sociale d’impresa (CSR) con la media education? E con la scuola? Da grande vuoi fare l’insegnante?

La risposta più ovvia al primo quesito potrebbe essere “nulla!”…oppure si potrebbe pensare ad una realtà aziendale il quale know-how c’entra con i media e con l’informazione e che quindi si spende in una qualche attività per incontrare le esigenze della società come nel caso di Sky Academy.

Non è questo il caso, di ciò ne ha parlato molto bene il mio collega Alberto Ciresola della Laurea Magistrale in Media Education. Per me e Stefano Pasta è diventato un pretesto per parlare di Media Literacy con i ragazzi dell’Istituto Superiore Maria Ausiliatrice di Varese. Il progetto è nato grazie ad un progetto della Camera di Commercio di Varese per il quale la scuola delle Figlie di Maria Ausiliatrice ha vinto il bando. Quando mi è stato comunicato il titolo del progetto sono rimasto un poco basito: “L’azienda e il suo vicinato: dare evidenza alle buone prassi del Welfare”. Mi è venuto da chiedermi cosa c’entrassi in un progetto del genere, che pesci pigliare. Cosa racconto ad un’aula di una trentina di studenti del liceo delle scienze umane riguardo alle buone prassi di un’azienda per sostenere il Welfare? Di un territorio, tra l’altro, che non è neanche il mio!

L’utilizzo dell’app PollEverywhere ha consentito la discussione in aula in maniera più fluida

Si sa, quando una persona sceglie di fare l’educatore nella vita, nelle sue varie declinazioni, sa che dovrà vivere di trasformismo. Ma non quello camaleontico di chi non appartiene a nessun luogo e quindi deve arrangiarsi per sopravvivere, ma quello del trasformista esperto che adatta i suoi saperi, i suoi metodi e gli obiettivi in base all’utenza e al contesto che incontra. Quindi la domanda è sorta spontanea: cosa possono fare questi ragazzi per avvicinarsi a questo tema? Cosa dovrebbero essere capaci di fare alla fine di un progetto come questo? In più: come possiamo noi di Cremit dare un valore aggiunto a questo progetto a cui siamo chiamati a partecipare? Abbiamo cercato di mettere insieme i pezzi partendo dal Curricolo di Educazione Civica Digitale. La traduzione più sensata e spontanea ci è sembrata quella di un intervento orientato alle linee del punto sull’educazione all’informazione: la conoscenza e la ridistribuzione dell’informazione rispetto alle buone pratiche di responsabilità sociale d’impresa sono diventate il pretesto ottimale per una metariflessione sulla creazione, gestione e distribuzione dell’informazione.

La nostra idea si è trasformata in cinque incontri di aula presso la scuola, durante i quali abbiamo condotto i ragazzi attraverso alcuni punti per noi cardine dell’Information Literacy: per produrre consapevolezza sul fatto che al termine del percorso era previsto un evento di restituzione al territorio abbiamo chiesto agli studenti di generare un artefatto, un prodotto che avrebbe dovuto restituire la realtà della responsabilità sociale d’impresa nel loro territorio di appartenenza.
La riflessione è quindi partita da un’infarinatura del concetto di responsabilità sociale d’impresa per poi chiederci: chi sono gli attori e i fruitori di questi processi? Cosa ci interessa sapere? Come otteniamo le informazioni che ci sono necessarie?
Arrivando a dirci che territorio e aziende erano gli attori, dovevamo gestire la collezione e la gestione delle informazioni sul tema da questi attori.
Per quando concerne le aziende è stato semplice: abbiamo scelto di lavorare su un video, o una serie di video, che avessero un taglio giornalistico, come dei servizi di telegiornale in cui le aziende avrebbero raccontato se stesse. Ma il territorio? Come potevamo sapere che percezione ne avesse il territorio? Si è deciso di lavorare sulla costruzione di una survey, ma soprattutto sulla lettura profonda dei dati raccolti e sulla puntuale restituzione degli stessi. Il tutto è collimato in una presentazione all’evento finale, magistralmente tenuta da una studentessa, ma preparata da tutto il collettivo

Per ciò che concerne i video invece, il caso ha deciso di assisterci: infatti il padre di una delle studentesse è un fotografo di professione (Walter Capelli) ed ha voluto partecipare con impegno e professionalità al progetto.
La cura dei testi delle video-interviste alle aziende è stata presa in carico da noi, mentre i ragazzi hanno potuto assistere ad una lezione illuminante sulle tecniche di ripresa e di montaggio e sugli “strumenti del mestiere” di un videomaker. Inoltre il fotografo ci ha tenuto a guidare i ragazzi anche sul campo, prendendo parte alle prime interviste. Questo ha garantito il conseguimento di lavori dal taglio professionale, che sicuramente ha contribuito a dare valore al progetto; ma soprattutto ha contribuito a consapevolizzare i ragazzi sulla complessità della produzione di un’informazione. Soprattutto per quando concerne la qualità dell’informazione prodotta, ossia che sia verificabile, fruibile, arricchente.
Sicuramente d’ora in poi questi ragazzi guarderanno le informazioni, ma anche i video dei loro Youtuber preferiti con uno sguardo più critico, non dando per scontata la qualità di un prodotto. Inoltre, ormai, possono ritenersi dei piccoli esperti di responsabilità sociale d’impresa!


Video Project Work

Video Project Work Backstage

Di Bruno Minini, studente della Laurea Magistrale in Media Education

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