Venerdì 23 ottobre, nell’aula SF.301 del nuovo Edificio San Francesco dell’Università Cattolica di Milano, il CREMIT ha celebrato i suoi primi vent’anni con il convegno “Abitare i media: educazione, ricerca e pratiche. 20 anni di CREMIT”. Una giornata pensata non soltanto per ripercorrere la storia del Centro, fondato nel 2006 da Pier Cesare Rivoltella, ma anche per interrogarsi sulle sfide che oggi attraversano la media education, insieme a studiosi, insegnanti, professionisti e partner che in questi anni ne hanno condiviso il percorso.
I saluti istituzionali
Ad aprire i lavori sono stati i saluti di Domenico Simeone, Preside della Facoltà di Scienze della Formazione, di Pierluigi Malavasi, Direttore del Dipartimento di Pedagogia, e di Anna Scavuzzo, Vicesindaca e Assessora all’Istruzione del Comune di Milano. La Vicesindaca ha definito il CREMIT un vero compagno di strada, un luogo di ricerca capace di allargare lo sguardo dove la politica fatica a farlo da sola e di stare nel dibattito con passione, grazie a una terza missione esplicita e a uno scambio quotidiano con i servizi della città. A questo link il video della Vicesindaca: https://www.facebook.com/watch/?v=1144638398092014.
Dopo l’introduzione di Simona Ferrari, Direttrice del CREMIT, la mattinata è entrata nel vivo.

I vent’anni della media education. Sfide e prospettive
La prima parte del convegno si è aperta con il contributo video di Renee Hobbs, fondatrice del Media Education Lab della University of Rhode Island, che ha ricordato come il CREMIT non si sia mai limitato a studiare i media, ma abbia scelto fin dall’inizio di servire insegnanti e famiglie tenendo insieme ricerca e pratica, in continuità con la visione di suor Elizabeth Thoman, per cui l’educazione ai media era una questione di dignità umana, di coscienza e di comunità. Suor Elizabeth Ha fondato nel 1977 la celebre rivista Media & Values e, nel 1989, il Center for Media Literacy (CML), una delle organizzazioni più importanti negli Stati Uniti per lo studio critico dei media

Pier Cesare Rivoltella, fondatore del CREMIT e docente all’Università di Bologna, ha scelto di raccontare questi vent’anni partendo dalle persone più che dai numeri, descrivendo il Centro come un luogo da attraversare, in cui si entra con qualcosa che ancora deve trovare forma, si lavora insieme, si acquisiscono strumenti e si diventa capaci di fare cose che prima non si sapevano fare, per poi, a volte, prendere altre strade.
Ha ricordato come il CREMIT sia nato tenendo insieme fin da subito media education e tecnologie dell’educazione, contro il rischio del “bypass tecnologico” che salta il lavoro educativo sui significati e sulle pratiche, e come abbia accompagnato il passaggio dal senso critico alla responsabilità, in un tempo in cui ciascuno può diventare autore. Una comunità di ricerca in cui le idee hanno bisogno degli altri per diventare migliori, e insieme uno spazio di valorizzazione degli insegnanti pionieri, in una reciprocità per cui chi fa ricerca porta metodi e categorie, chi insegna porta la conoscenza dei contesti, e il problema diventa comune. Guardando al presente, Rivoltella ha indicato nell’intelligenza artificiale generativa la nuova sfida, che chiede di affiancare al senso critico e alla responsabilità anche la resistenza, cioè la capacità di agire insieme sulle condizioni d’uso di questi sistemi.

Giovanna Mascheroni, dell’Università Cattolica, ha portato i dati di EU Kids Online, mostrando come nel 2025 l’89% dei ragazzi italiani tra i 9 e i 16 anni avesse già usato l’intelligenza artificiale, con differenze di genere ancora marcate tra un uso creativo ed espressivo più femminile e uno di sfida e sperimentazione più maschile, e richiamando l’attenzione su un’Italia ultima in Europa per percezione di sicurezza online. Dalle interviste emerge una forte ambivalenza, con ragazzi consapevoli già da preadolescenti del rischio di perdere competenze e di quella che il panel di esperti delle Nazioni Unite ha chiamato erosione epistemica. Ai progettisti chiedono limiti chiari, ma soprattutto chiedono più educazione e accompagnamento da parte della scuola e degli insegnanti.
Maria Ranieri, dell’Università degli Studi di Firenze, ha sottolineato il bisogno di centri capaci di dare dignità scientifica alla media education tenendo insieme teoria, metodo e ricerca empirica, e ne ha ricordato la vocazione civica, fondata su un’idea di literacy emancipativa e politica. Ha individuato nella delega algoritmica il filo che unisce i nuovi rischi per la democrazia, osservando che delegare fa parte dell’umano e che la vera novità sta nell’opacità del delegato. La sua proposta è un curricolo di educazione civica costruito attorno a tre parole chiave, valutare, scegliere e impegnarsi.
Cittadinanza digitale e democrazia
Introdotta da Stefano Pasta, dell’Università Cattolica, la prima sessione tematica ha ripercorso l’evoluzione dell’idea di cittadinanza digitale, dal tempo della vita sullo schermo a quello della cittadinanza onlife, fino a pensarla come educazione alla cittadinanza tout court, e dunque alla democrazia. Pasta ha mostrato come la riflessione si sia spostata dalle sole competenze individuali al contesto e alla comunità educante, dal benessere digitale alla giustizia sociale, dal divario digitale alla povertà educativa digitale, indicando per i prossimi anni due direzioni, una concezione sociale delle new literacies capace di costruire un nuovo noi in una società polarizzata e uno sguardo critico sul noi tecnocratico che emerge dalla nuova Silicon Valley.

Piermarco Aroldi, dell’Università Cattolica, ha riconosciuto al CREMIT il merito di essere stato un laboratorio di sperimentazione e una scuola di pensiero, capace di impostare la questione delle nuove literacies al di là delle derive funzionalistiche e delle paralisi che le tecnologie hanno talvolta prodotto nel mondo educativo. Ha letto il clima attuale verso il digitale come il risentimento per una promessa tradita, in una democrazia in cui il deficit di partecipazione viene colmato da un surplus di consumo e in cui i giovani non contestano il sistema, ma chiedono le chiavi per entrarvi.
Elisabetta Dodi, Dirigente pedagogica dell’Area Servizi all’infanzia del Comune di Milano, ha portato lo sguardo di un sistema che conta circa 300 servizi, 26.000 bambine e bambini e 3.400 tra educatrici, educatori e insegnanti. Il lavoro, ha raccontato, è stato guidato non dalla domanda se usare o meno il digitale, ma da quella sulle condizioni alle quali il linguaggio digitale può contribuire all’esperienza educativa nella fascia 0-6, sempre intrecciato con i linguaggi dell’arte, della musica, della natura e della scienza, perché la tecnologia è uno strumento di accesso al mondo ma il mondo non sta nella tecnologia.
Adolescenti, media e nuove vulnerabilità
Nel pomeriggio, con la discussione di Simona Ferrari, Matteo Lancini, Presidente della Fondazione Minotauro, ha contestato la tendenza ad attribuire il malessere degli adolescenti allo smartphone e ai videogiochi, ricordando che il disagio cresce da ben prima della pandemia e indicando la vera vulnerabilità del nostro tempo nella fragilità degli adulti. La rete, ha osservato, può essere anche uno spazio che contiene emozioni che non trovano altrove possibilità di espressione, perché simbolizzare un’emozione e trasformarla in pensiero la rende meno probabile come agito. Per ogni intervento educativo ha proposto due criteri, chiedersi se lo si sta facendo per sé o per l’altro e scegliere provvedimenti che tolgano qualcosa agli adulti per aggiungere qualcosa alle nuove generazioni.

Francesca Paracchini, pedagogista dell’Associazione Contorno Viola, ha ripercorso diciassette anni di collaborazione con il CREMIT, a partire dal seminario di Verbania del 2009 in cui si è definita insieme la Peer and Media Education, dentro una storia di trent’anni di peer education nel Verbano Cusio Ossola. Il peer educator, ha spiegato, non è un megafono degli adulti né un piccolo esperto, ma un fratello maggiore che ha il potere di scegliere cosa dire, come e in quale contesto. Simona Ferrari ha richiamato la strada percorsa dalla Peer and Media Education, oggi sempre più aperta al mondo della salute, nella consapevolezza che il digitale può essere fattore di benessere o di malessere.

Media education e pastorale
Introducendo la sessione, Alessandra Carenzio, dell’Università Cattolica, ha ricordato la scelta di una postura antropologica e non strumentale, che guarda al digitale come interrogativo sull’essere umano e sulle relazioni, e la sperimentazione di linguaggi e formati diversi, dai MOOC ai podcast. Vincenzo Corrado, Direttore dell’Ufficio per le Comunicazioni Sociali della CEI, ha ricordato che per la comunità cristiana la comunicazione non è un’aggiunta ma ciò che la rende specifica, ripercorrendo il passaggio da una visione strumentale dei media a una visione ambientale, compiuto anche insieme al CREMIT, e indicando come compito di oggi quello di promuovere nuove forme di prossimità. Don Stefano Guidi, della Fondazione Oratori Milanesi, ha richiamato il bisogno di spazi educativi in cui i ragazzi possano incontrarsi senza dover fare nulla di produttivo, raccontando il progetto Social Club, in cui il giornalino dell’oratorio diventa la redazione del profilo social curata dagli adolescenti di 75 oratori.

Innovazione didattica e tecnologie
Simona Ferrari ha tracciato la strada dell’innovazione didattica al CREMIT, dagli EAS al modello blended, dalla didattica digitale integrata durante la pandemia al curricolo verticale, fino all’impegno attuale nell’università. Paolo Raviolo, dell’Università e-Campus, ha indicato nella demografia il vincolo che più inciderà sul futuro del sistema educativo, con circa 17.000 classi di primaria in meno già nel 2031-32, e ha delineato due scenari, quello dell’efficienza e quello della qualità, sottolineando che la scelta tra i due non è tecnologica, perché a fare la differenza saranno le competenze dei professionisti e le condizioni in cui potranno lavorare. A chiudere, Vittorina Ferrari, dirigente scolastica, ha raccontato undici anni di collaborazione con il CREMIT, dai progetti sul bullismo ai percorsi di educazione civica digitale, ricordando che i tempi dell’educazione sono diversi da quelli di un post e che la scuola si fa, prima di tutto, con le persone e con gli insegnanti.

Per accedere ai materiali, slide, grafiche, immagini e sintesi, rimandiamo al Padlet della giornata (basta cliccare sulla parola Padlet)
Per l’occasione abbiamo preparato un quaderno CREMIT con la sintesi delle 4 linee di ricerca, alcuni dati, ricerche e una selezione delle pubblicazioni storiche del Centro, accessibile a tutti.

Nel Padlet abbiamo raccolto anche la prima parte della Rassegna stampa, un agile libretto con foto e citazioni dagli interventi e il video riassuntivo, che riportiamo anche a chiusura dell’articolo. Grazie a tutti e a tutte per la partecipazione calorosa.
