Di Chiara Borsari e Valeria Romano, diplomate al Master di II livello “Il digitale a misura dello Zero-Sei”, Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Brescia
Con questo terzo contributo prosegue la serie dedicata alle esperienze sviluppate nell’ambito del Master di II livello “Il digitale a misura dello Zero-Sei. Attivare percorsi educativi integrati, creativi e partecipativi”, promosso da CREMIT e attivato dall’Università Cattolica del Sacro Cuore presso la sede di Brescia.
Il progetto FRA(ME) presentato dalle corsiste Chiara Borsari e Valeria Romano ci invita a spostare lo sguardo dal digitale come semplice strumento alla responsabilità educativa degli adulti che ne accompagnano la presenza nella quotidianità dei bambini e delle bambine. Attraverso cinque dimensioni, corpo, ambiente, tempo, gioco e immaginario, la proposta apre una riflessione sulle pratiche educative, sulle rappresentazioni del digitale e sulla necessità di costruire nuovi strumenti di lettura e progettazione, capaci di promuovere consapevolezza e dialogo tra servizi educativi e famiglie.
“Assolutamente niente digitale per i bambini.”
È una posizione che ricorre spesso quando si parla di digitale nello Zero-Sei. Eppure il telefono può restare sul tavolo, l’Apple Watch al polso, le notifiche accese, le fotografie delle attività educative sullo smartphone, l’app del nido pronta a raccontarci cosa ha fatto nostro figlio durante la giornata.
Il digitale sembra diventare un problema soprattutto quando sono i bambini a usarlo.
È da questo paradosso che parte FRA(ME): ciò che appartiene alla quotidianità degli adulti diventa oggetto di limiti e cautele quando riguarda i bambini. È più semplice stabilire regole per loro che mettere in discussione lo sguardo con cui noi adulti abitiamo il digitale. FRA(ME) sceglie di spostare quello sguardo.
La domanda allora cambia: non solo quando, quanto e come il digitale possa entrare nell’esperienza dei bambini, ma quale idea di digitale costruiamo intorno a loro attraverso il nostro modo di viverlo ogni giorno.
Il nome del progetto nasce da un doppio significato. Frame è il fotogramma, ma anche la cornice attraverso cui scegliamo cosa guardare e cosa lasciare sullo sfondo. FRA(ME), inteso anche come FRA-ME, richiama lo spazio della relazione tra adulto e bambino. Due significati che si incontrano nello stesso gesto educativo: inquadrare significa selezionare, mettere a fuoco, dare valore. Osservare un bambino significa mettere a fuoco i suoi segnali, le sue competenze, i suoi ritmi e il modo in cui entra in relazione con ciò che lo circonda.

Educare significa anche scegliere cosa rendere visibile.
FRA(ME) nasce per rendere visibili le forme attraverso cui il digitale entra nei contesti in cui i bambini esplorano, giocano, comunicano e costruiscono apprendimenti, per osservarle, comprenderle, interrogarle e riprogettarle, riportando al centro la responsabilità educativa di chi li accompagna.
Per farlo, il progetto propone cinque dimensioni, corpo, ambiente, tempo, gioco e immaginario, intese come texture: superfici attraverso cui leggere come il digitale si intreccia con l’esperienza dei bambini e può trasformarla.
Pensiamo, per esempio, alla texture del tempo. Anche un cartone animato può diventare un’occasione per lavorare sull’attesa, sulla sequenza, su ciò che accade prima e dopo la visione. Fermare un’immagine, commentarla insieme, lasciare che il bambino la rimetta in scena con il corpo o nel gioco: il contenuto può essere lo stesso, ma cambia il gesto educativo e il modo in cui lo accompagniamo.
FRA(ME) si rivolge innanzitutto a educatrici, educatori e insegnanti, perché è da chi educa che può partire questo cambiamento di sguardo. Prima di accompagnare le famiglie nella riflessione sul digitale, i servizi educativi sono chiamati a interrogarsi su come lo abitano e lo rendono presente nella quotidianità. Da questa riflessione possono nascere nuovi strumenti di lettura e un dialogo più consapevole con i genitori.
Oggi FRA(ME) è un’ipotesi progettuale che potrebbe tradursi in un ecosistema editoriale e formativo: un sito per esplorare temi, domande e prospettive, una rivista con proposte in EAS, domande guida e strumenti di metacognizione, workshop e percorsi formativi per le équipe educative. Il cambiamento, infatti, non passa soltanto attraverso strumenti e contenuti, ma richiede presenza, confronto e accompagnamento.
L’obiettivo non è dire agli adulti come usare il digitale con i bambini, ma costruire uno sguardo capace di leggerne criticamente la presenza e di assumerne la responsabilità educativa.
Il digitale è già dentro il nostro frame. La sfida educativa è scegliere cosa mettere a fuoco.
Lasciamo il contatto di Chiara Borsari e Valeria Romano per informazioni e approfondimenti sul tema: villaggiopercrescere@michelepertutti.org; chiaraborsari30@gmail.com
Master “Il digitale a misura dello Zero-Sei”
Il percorso raccontato qui nasce dentro il Master “Il digitale a misura dello Zero-Sei” e ne restituisce una delle direzioni possibili, quella che mette al centro la lettura critica della presenza del digitale nei servizi educativi e la formazione dello sguardo professionale degli adulti. È una traiettoria che il profilo professionale in uscita riconosce in modo esplicito, dal momento che tra le funzioni previste compaiono il sostegno ai processi di lettura dei consumi mediali per individuare i bisogni educativi connessi e il coordinamento di percorsi media educativi all’interno delle équipe. Accanto a questa ne esistono altre, dalla progettazione di percorsi con i bambini al lavoro sulla narrazione e sul patrimonio culturale, che continueremo a raccontare nei prossimi contributi. Il profilo del media educator nello Zero-Sei, in altre parole, non si definisce una volta per tutte, ma prende forma nell’incontro tra le competenze di chi lo esercita e i problemi educativi del contesto in cui lavora.
Il digitale a misura dello Zero-Sei. Attivare percorsi educativi integrati, creativi e partecipativi è un Master di II livello dell’Università Cattolica, campus di Brescia, rivolto al personale dei Servizi all’infanzia e della scuola e a chi desidera acquisire competenze specifiche di Media Education nella fascia zero-sei. La seconda edizione è in partenza e il calendario è già stato pubblicato. Il percorso si svolge in formula part time da febbraio 2027 a marzo 2028, generalmente un fine settimana al mese, con la possibilità di seguire in presenza o a distanza.
Per l’accesso al Master è richiesta una laurea specialistica o magistrale; sono ammessi anche professionisti non laureati in qualità di uditori.
Un’opportunità per entrare in un campo professionale che richiede sempre più persone capaci non semplicemente di “usare il digitale”, ma di leggerlo, sceglierlo, progettarlo e accompagnarlo educativamente.
Le iscrizioni alla nuova edizione sono aperte fino all’11 gennaio 2027.
Per saperne di più
Nell’area dedicata al Programma didattico sul sito dell’Università Cattolica sono raccolte tutte le informazioni di dettaglio, comprese le sezioni dedicate al Piano formativo e organizzazione della didattica, all’Ammissione e alle Borse di studio e agevolazioni.
Per il quadro completo si rimanda alla pagina ufficiale del master.
Per informazioni funzionali all’iscrizione scrivere a: elena.valgolio@unicatt.it
Per approfondire:
[MASTER ZERO-SEI]: Una professionalità che prende forma
[MASTER ZERO-SEI]: Cartoni animati e bambini, trasformare il tempo davanti alla TV in un’occasione educativa
[MASTER ZERO-SEI]: Giochi di equilibrio tra analogico e digitale
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[MASTER ZERO-SEI]: Close up del Master di II livello
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