E’ uscito in questi giorni il volume “Experiencias internacionales de enseñanza y el aprendizaje” edito da Dykinson e curato dal collega Alejandro Quintas Hijós dell’Università d Huesca.
Come rilevato dal curatore nell’Introduzione (la traduzione è di chi scrive):
I tre grandi temi che compongono questo libro – didattica disciplinare, metodi di insegnamento e tecnologia, riflessioni teoriche sull’istruzione – affrontano diverse linee di ricerca attuali. Dalle proposte concrete per la classe alle innovazioni digitali, dalla riflessione critica sui valori all’attenzione alla diversità, l’opera mostra che insegnare implica combinare azione e pensiero, tecnica ed etica, innovazione e tradizione. Il risultato è una visione ampia e coerente dell’educazione contemporanea, in cui ogni contributo, proveniente da diversi paesi e istituzioni, contribuisce a un mosaico comune: quello di un insegnamento più inclusivo, più innovativo e più consapevole del proprio ruolo sociale.
Introduzione, p. 12.
In questo articolo diamo spazio a uno dei due contributi CREMIT presenti nel volume, contributo scritto da Alessandra Carenzio, Simona Ferrari e Francesca Gentile (Alchemilla Cooperativa Sociale – https://alchemillalab.it/).
Il Capitolo è uno degli esiti della collaborazione tra i due enti sul tema del digitale nell’infanzia.
“El Concepto de Digital Gentil en la Experiencia de “Artoo – Arte Contado por los Niños”: Modelo, Investigación e Implicaciones Inclusivas en Contextos Educativos“, questo il titolo del Capitolo, prova a descrivere il costrutto di digitale gentile che è uno dei pilastri del progetto Artoo – L’arte raccontata dai bambini costruito da Alchemilla (per approfondimenti si veda: https://artoobear.com/).
Ma chi è Artoo? Artoo “è un orso timido che vive nella soffitta di un museo e adora l’arte, ma non sempre la capisce. Per questo chiede aiuto ai bambini e alle bambine. Sa che hanno un sesto senso speciale per scoprire il significato nascosto delle cose” (dal sito di Alchemilla). Si tratta di meccanismo narrativo che, nella cornice del teatro sociale, dell’arte come occasione espressiva e della scelta di definire i bambini e le bambine come portatori di tesori, caratterizza l’esperienza “phygital” di Artoo descritta nel Capitolo.
In particolare, il digitale è gentile quando presenta queste quattro caratteristiche:
- non sostituisce l’esperienza fisica, ma ne diventa parte integrante, coinvolgendo il corpo in modi significativi;
- è un mediatore che permette ai bambini di essere creatori, invece che semplici spettatori;
- si inserisce in un contesto collaborativo, superando l’immagine del bambino isolato davanti a uno schermo che fagocita le sue energie creative;
- I bambini esercitano il proprio potere decisionale sui contenuti che producono.
Per leggere la proposta, rimandiamo al Capitolo che può essere consultato gratuitamente, insieme al resto del libro.
Come rilevato nelle conclusioni:
Il digitale gentile, al centro del contributo, sfida la percezione convenzionale del rapporto tra schermi e infanzia come qualcosa di statico e passivo, riconoscendo i bambini e le bambine come portatori di tesori preziosi, riducendo il peso di un digitale competitivo e compulsivo. Infine, in quanto “gentile”, cerca implicitamente di abbattere alcune barriere che allontanano dal concetto di educazione inclusiva: Artoo ascolta tutti, anche a livello tecnico, è accessibile in termini di funzionamento (come già detto, anche a partire dai simboli), non richiede di saper parlare bene, leggere, scrivere o conoscere la
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lingua italiana, è rispettoso dei tempi, delle pause e delle parole, è costruito per essere condiviso e per attivare il pensiero di tutti e di ciascuno.

Vi lasciamo al Capitolo e al mondo di Artoo, che diventa “mediattore” (non è un semplice personaggio) e modello per altre piste progettuali con i bambini e le bambine a scuola, nei musei, a casa e nei contesti educativi.
