di Matteo Mancini
Si è svolto il 23 febbraio 2026 in Università Cattolica del Sacro Cuore il seminario “Consigli Onlife. L’impatto della AI sulla vita dei Consigli delle Ragazze e dei Ragazzi e altre esperienze di cittadinanza attiva”, promosso dal CREMIT e da ABCittà.

Il seminario: cornice, voci e domande aperte
L’incontro si è tenuto in Aula NI.110 (Via Nirone 15, Milano), dalle 15.30 alle 18.30, e ha rimesso al centro un dato ormai quotidiano nei contesti educativi: ragazze e ragazzi vivono in una condizione onlife, in cui digitale e fisico si intrecciano e l’IA diventa parte dell’ecosistema informativo e comunicativo.
Dopo i saluti di Simona Ferrari, della presidente della Commissione Educazione del Comune di Milano Marzia Pontone, di Gaia Romani, assessora al Decentramento, Quartieri e Partecipazione e della sindaca di Inveruno Nicoletta Saveri, il confronto ha messo a fuoco una domanda di fondo: come essere adulti significativi (insegnanti, educatori, amministratori) quando l’IA entra nei processi di partecipazione e cittadinanza?
Stefano Pasta e Michele Marangi hanno riportato una sintesi delle percezioni raccolte tra i rappresentanti: alta disponibilità a vedere l’IA come supporto strumentale e come stimolo alla riflessione, ma cautela quando l’IA sfiora i contesti decisionali e la delega di responsabilità.
A partire dall’esperienza milanese dei Consigli, Ulderico Maggi (ABCittà) ha richiamato l’ampiezza e la stabilità del percorso cittadino e la sua natura concreta: una partecipazione che si costruisce nel tempo attraverso dialogo, consultazioni e progettazioni su temi che toccano la vita reale dei quartieri. In questo quadro, il ruolo degli adulti resta cruciale: accompagnare senza imporre, facilitare senza predefinire, dare strumenti e costruire insieme criteri d’uso.
Report “ConsigliaMI 2025”:
dati, distribuzioni ed evidenze che emergono

Durante il seminario è stato ripreso anche il quadro che emerge dal Report “ConsigliaMI – survey finale”: un report (giugno 2025) dichiaratamente orientato a far emergere percezioni utili al miglioramento del progetto (non una valutazione d’impatto e non un’indagine scientifica in senso stretto).
La composizione per ruolo è sbilanciata a favore dei partecipanti più giovani:
- Consigliera (ragazze): 48,9%
- Consigliere (ragazzi): 37,5%
- Insegnante: 13,6%
Il report evidenzia una prevalenza della secondaria di primo grado (64,7%) rispetto agli ultimi due anni della primaria (35,3%). Nel dettaglio:
- Seconda secondaria di primo grado: 26,1%
- Terza secondaria di primo grado: 22,7%
- Prima secondaria di primo grado: 15,9%
- Quinta primaria: 23,9%
- Quarta primaria: 11,4%
Tra i Municipi di provenienza delle scuole, i più rappresentati sono:
- Municipio 5: 26,1%
- Municipio 1: 18,2%
- Municipio 6: 13,6%
Seguono Municipio 3: 10,2%, Municipio 9: 9,1%, Municipio 7: 8,0%, Municipio 8: 6,8%, Municipio 4: 5,7%, Municipio 2: 2,3%.
Pratiche, relazione, progettazione
Quando i partecipanti valutano “gli aspetti più piacevoli” dell’esperienza su scala 1–6, il report rileva un orientamento netto verso attività pratiche, collaborative e creative. Le voci che registrano valutazioni più alte sono:
- fare attività e giochi utili per conoscere i temi affrontati (la più apprezzata),
- confrontarsi con gli/le altri/e consiglieri/e,
- progettare le attività.
La voce che raccoglie più valutazioni basse (sommando 1–3) è invece “fare attività politica nei Consigli”. Il report precisa però un elemento importante: anche qui le valutazioni positive (4–6) risultano più frequenti di quelle negative e in nessuna delle sette voci gli aspetti negativi prevalgono.
Impegno politico e sociale: cosa avvicina davvero i coetanei alla partecipazione
Rispetto a ciò che viene percepito come più importante per avvicinare coetanei e coetanee all’impegno politico e sociale, il report segnala una maggiore ricorrenza di punteggi alti (5–6) per:
- poter intervenire concretamente nel territorio in cui vivi,
- creare e diffondere materiali comunicativi coinvolgenti,
- offrire occasioni di confronto sui temi trattati,
- far progettare in gruppo attività da realizzare.
Le opzioni con percentuali relativamente più alte di valutazioni negative (in particolare sommando 2 e 3) sono:
- far sperimentare concretamente l’attività politica nei Consigli,
- scoprire quello che serve nei territori in cui vivi.
IA: entusiasmo per
comunicazione e formazione,
dubbi su decisione e “lettura” del territorio
Nella sezione dedicata all’IA, il report evidenzia un punto molto concreto: l’IA è percepita come più utile per “creare materiali comunicativi coinvolgenti”, voce che totalizza più risposte sul valore massimo. Valutazioni alte emergono anche per:

- favorire il confronto sui temi trattati,
- realizzare momenti formativi e giochi sui temi della politica.
Al contrario, le voci con più scelte nei gradi negativi riguardano:
- strutturare l’attività politica nei Consigli,
- conoscere meglio le esigenze del territorio.
La lettura proposta dal report è netta: emerge un atteggiamento selettivo. L’IA è apprezzata quando è supporto operativo o creativo; suscita dubbi quando appare come possibile sostituto del giudizio umano o dell’empatia.
Il lavoro a gruppi :
quattro domande,
una stessa esigenza educativa
La parte laboratoriale del seminario ha reso ancora più visibile il “cuore” della questione: non esiste un uso educativo dell’IA senza un lavoro su criteri, responsabilità e senso critico.

Sulla prima domanda, se l’IA possa essere una risorsa per informarsi, è emersa una consapevolezza condivisa: lo strumento può aiutare a orientarsi, a costruire mappe, schemi e sintesi, ma il nodo vero non è la risposta. È la domanda. Nei gruppi si è detto esplicitamente che “il problema vero è la costruzione della domanda”: aiutare ragazze e ragazzi a formulare pensieri, dare contesto, capire che cosa stanno cercando e perché, è un compito educativo centrale. In parallelo, è emerso anche un rischio: la percezione che “non ci sia più differenza tra IA e motore di ricerca” può indebolire l’attenzione all’attendibilità delle fonti e alla verifica, proprio mentre cresce la necessità di presidiare questi aspetti.
Quando il confronto è passato alla progettazione, l’IA è stata letta come una possibile leva di avvio: può essere una base, aiutare a impostare il lavoro e poi dettagliare, sostenere correzione e riformulazione. Ma, di nuovo, con una condizione: “base da cui partire”, non scorciatoia. Nei gruppi è tornata più volte la preoccupazione per una semplificazione eccessiva del problem solving e per una conoscenza “esterna” che non diventa competenza interiorizzata. Per questo la parola chiave che attraversa gli appunti di lavoro è criterio: non rinunciare al processo, non spostare la responsabilità sull’output.
Sul tema creatività, la discussione ha tenuto insieme due movimenti: da un lato l’IA può sbloccare idee, aumentare possibilità espressive e sostenere attività multimodali (non solo testo); dall’altro può produrre uniformità e appiattimento, soprattutto se utilizzata senza rielaborazione. In modo molto concreto, è stato osservato che a scuola la scrittura “diventa più corretta” ma anche “più uniforme”: un segnale che chiede strategie didattiche nuove per tenere viva l’autorialità e la prospettiva giovanile.
Infine, sulla quarta domanda (uso nello studio e nel tempo libero), è emerso un quadro realistico: gli strumenti vengono già usati, con effetti ambivalenti. Da un lato possono sostenere inclusione e apprendimento; dall’altro possono ampliare divari (non tutti hanno condizioni e competenze), rendere più difficile valutare processi e prodotti, e alimentare forme di delega. In più, i gruppi hanno segnalato un punto delicato: la possibile umanizzazione del chatbot (“diventa l’amico competente”), che può sostenere l’autostima ma anche favorire isolamento. Sullo sfondo, resta un tema non eludibile: potere, opacità e strumentalizzazione non neutrale dei sistemi.
La conclusione condivisa, ieri, non è stata “ottimista” o “pessimista”. È stata educativa: l’IA non deve diventare un tabù, perché è già dentro i contesti. La sfida è costruire contesti in cui rimanga strumento di attivazione, e non di sostituzione; in cui adulti e istituzioni sappiano accompagnare l’onlife con competenza, ascolto e responsabilità.
Articolo collegato:
https://secondotempo.cattolicanews.it/news-onlife-l-impatto-dell-ai-sulla-vita-dei-consigli-dei-ragazzi




