“Ritmi Incarnati”, un approccio neurofilmologico

di redazione

“Ritmi Incarnati”, un approccio neurofilmologico

“Ritmi Incarnati”, un approccio neurofilmologico


Di MariaVittoria Lami

Con il convegno “Ritmi Incarnati. Un approccio neurofilmologico”, svoltosi il 13 febbraio 2026 presso l’Università Cattolica, si è concluso il progetto PRIN 2022 “Movement Experience Through Rhythmic Organization in Audiovisual Representational Texts” (METRO_ART), dedicato a un approccio neurofilmologico allo studio del ritmo, del movimento e della percezione audiovisiva. Ne riportiamo alcuni passaggi, poiché riteniamo utile tale riflessione anche per la prospettiva mediaeducativa del Cremit.

Il Progetto di Ricerca di Interesse Nazionale ha coinvolto tre unità di ricerca: l’Università Cattolica del Sacro Cuore (con responsabile Ruggero Eugeni), l’Università degli Studi di Bergamo e l’Università degli Studi di Parma. Partendo dall’ipotesi che l’esperienza del ritmo si riferisca a quella del movimento, la ricerca ha studiato il ritmo dalla prospettiva dell’esperienza corporea dello spettatore cinematografico basandosi su un framework di ricerca neurofimologico.

Dopo una prima fase teorica di esplorazione della letteratura sulla teoria del cinema sul ritmo che ha portato a considerare il ritmo un fenomeno incarnato che coinvolge quasi tutta la gamma delle risorse espressive del cinema, il progetto si è sviluppato sul fronte empirico. La ricerca empirica ha inizialmente indagato la percezione del tempo in relazione a diversi stili di montaggio e di azione, per poi concentrarsi sul ritmo:

  • i gruppi di Milano e di Bergamo hanno lavorato su una serie di stimoli che sono stati girati in 3D grazie a due performer della compagnia AiEP di Airella Vidach per lavorare, sia in 2D che in 3D, su diverse quantità di movimenti all’interno della stessa durata, diversi pattern di accenti e sviluppi spaziali del movimento, sul genere del performer;
  • il gruppo di Parma, lavorando sugli stessi stimoli, ha sviluppato una linea di ricerca legata al movimento ascendente e discendente, anche in sinergia con la musica.

Proprio la ricerca sul ritmo è stata al centro del convegno conclusivo, aperto dai saluti e dall’introduzione di Ruggero Eugeni (Università Cattolica del Sacro Cuore), principal investigator del progetto e coordinatore del gruppo di ricerca dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.
Durante la giornata sono stati presentati i risultati delle tre unità di ricerca, alternando i momenti di discussione a relazioni tematiche e sessioni dedicate a dialoghi interdisciplinari.

Tre gli interventi tematici:

  • Giulia Ceriani (Università degli Studi di Bergamo) ha presentato una relazione dal titolo “La semiotica del ritmo” affrontando il tema del dispositivo ritmico dal punto di vista della semiotica generativa.
  • Valentina Cuccio (Università degli Studi di Messina) ha presentato una relazione dal titolo “Sintonizzazione del ritmo e costruzione del significato”, nella quale ha illustrato come la sincronizzazione del ritmo sia un meccanismo fondamentale per la costruzione del significato, mostrando come forme di desincronizzazione patologica possano portare al fenomeno dell’ingiustizia epistemica.
  • Antoine Gaudin e Laurent Guido (Université Sorbonne Nouvelle di Parigi) hanno presentato una relazione dal titolo “Cinéma et ‘rythme visuel’. Un dialogue” incentrata sul rapporto tra cinema e ritmo.

Accanto alle relazioni tematiche, si sono svolte due sessioni dal carattere fortemente interdisciplinare volte a offrire ulteriori prospettive sul tema del convegno.

Nella sessione “Ritmo, movimento, danza” sono intervenuti:

  • Andrea Orlandi (ETH Zürich) con una relazione dal titolo “Heart, Movement, and Brain: Three Bodily Perspectives on Rhythm” nella quale ha presentato i risultati della ricerca condotta presso la Macquarie University of Sydney sui ritmi interni, in particolare rispetto alla connessione tra movimenti del corpo e meccanismi neurali;
  • Ariella Vidach (AiEP) con una relazione dal titolo “La musica del corpo” nella quale, coinvolgendo il pubblico presente in sala e partendo dal presupposto che l’essere umano conosce il mondo attraverso il corpo, ha riflettuto sulla musica come armonia presente nell’universo.

Nella sessione “Ritmo, corpo, emozione” sono intervenuti Davide Lazzeroni (cardiologo della Fondazione Don Carlo Gnocchi) con una relazione dal titolo “Heart, Body and Mind Interactions” e Alide Mado Proverbio (Università degli Studi di Milano-Bicocca) con una relazione dal titolo “Neural Synchrony and Emotional Resonance in Rhythm”. In entrambi gli interventi, come evidenziato da Ruggero Eugeni, è emerso il tema dei ritmi endogeni e di come i mondi ritmici esterni siano in grado di modificare e plasmare quelli interni.

Il cuore della giornata sono stati i contributi dei tre gruppi di ricerca che, con il supporto dei discussant, hanno presentato i risultati dei loro lavori.

L’unità di Milano, composta da Stefania Balzarotti, Massimo Locatelli, Giancarlo Grossi e Federico Biondi, ha presentato i propri risultati aprendo la serie di discussioni. Nella prima parte dello studio milanese, l’attenzione è stata rivolta alla cinematica e alla dimensione intrinseca del gesto, considerando il ritmo come gestione delle energie: sono stati realizzati e categorizzati 120 stimoli per un totale di 48 stimoli a due movimenti e 72 stimoli a quattro movimenti. Nella seconda parte, attraverso un questionario online, si è esplorata la dimensione estrinseca del gesto, relativa alla percezione dello spettatore, evidenziando che la variabile più influente sul percepito risultata essere la sequenza. Come sottolineato da Vittorio Gallese, la ricerca dimostra come impegno, creatività e intelligenza euristica permettano di utilizzare dati quantitativi per elaborare modelli capaci di rispondere a domande psicologiche ed estetiche, favorendo un arricchimento reciproco tra dimensione qualitativa e quantitativa.

L’unità di ricerca dell’Università degli Studi di Parma, composta da Maria Alessandra Umiltà, Nunzio Langiulli, Anna Kolesnikov e Marta Calbi, ha adottato un approccio neuroscientifico partendo dal presupposto che il movimento di camera non è neutro e lavorando con i droni. Tra i risultati emerge che i movimenti complessi del drone inducono un mismatch visuo-vestibolare che potrebbe attivare processi inibitori nelle reti sensomotorie. Per questo motivo, sarà necessaria una misurazione diretta della percezione illusoria di movimento e delle risposte vestibolari per una caratterizzazione più accurata dell’interazione tra simulazione incarnata ed elaborazione spaziale nelle riprese effettuate con droni.

Il gruppo di Bergamo, formato da Adriano D’Aloia, Anja Boato e Nunzio Langiulli, ha concluso il convegno presentando i risultati raggiunti nei suoi studi che hanno considerato la realtà virtuale come medium enattivo. In particolare, il gruppo ha indagato se e come la percezione del ritmo dipende dalla condizione mediale di fruizione e, in particolare, se la realtà virtuale comporta nei soggetti a livello del ritmo. Sono stati utilizzati e trasportati dentro la realtà virtuale alcuni dagli stimoli realizzati dall’Università Cattolica del Sacro Cuore. Il disegno sperimentale ha previsto una condizione di controllo nella quale gli stimoli sono fruiti in 2D all’interno degli ambienti immersivi e una condizione sperimentale nella quale gli stimoli sono fruiti in 3D all’interno degli ambienti immersivi. Lo studio è ancora in corso e, per questo, non possono essere ancora presentati risultati definitivi, ma la prospettiva è quella di indagare in che modo l’attenzione degli utenti si disperda e se questo abbia un effetto sui movimenti.

Il sito del progetto: www.ritmi.net.

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