di Angelo Bertolone
Anche — e forse soprattutto — il linguaggio intercetta le trasformazioni più profonde della società in cui viviamo, dando origine a neologismi e parole che raccontano l’essere umano nei suoi mutamenti sociali e antropologici.
Per il 2025, il Collins Dictionary ha scelto “vibe coding” come Word of the Year, segnando un nuovo punto d’incontro nel rapporto tra esseri umani e intelligenza artificiale.
Il termine nasce da un’idea lanciata da Andrej Karpathy, ex direttore di Intelligenza Artificiale in Tesla, che in un post su X descrisse il vibe coding come «un modo di programmare che segue l’intuizione, più che la logica». In pratica, indica la possibilità di sviluppare software attraverso il linguaggio naturale, affidando a un modello generativo il compito di tradurre le parole in codice. L’utente non deve più conoscere la sintassi dei linguaggi di programmazione, ma gli basta dichiarare l’obiettivo, delineare il contesto e descrivere nel dettaglio ciò che desidera costruire. L’IA realizza per lui il programma.

Il Collins Dictionary interpreta questa rivoluzione come «l’incontro tra intelligenza artificiale e autenticità», in un momento in cui la tecnologia sembra fondersi con la creatività umana e, talvolta, sostituirla. Per il dizionario, la scelta rappresenta il segnale di un passaggio culturale, ovvero, la società sta entrando in una fase in cui «l’automazione diventa personale, fluida, accessibile».
Assistiamo così a un effetto che potremmo definire di “democratizzazione tecnologica”, in cui chiunque, non solo gli esperti o i cosiddetti nerd, può descrivere un’idea e vederla trasformata in un artefatto digitale.
La competenza tecnica non è più una barriera, ma viene superata da strutture sintattiche più o meno complesse che diventano la base della creazione di contenuti. La parola creatrice richiama, nelle dovute proporzioni, il logos di biblica memoria. Il linguaggio, quindi, diventa centrale e non è un caso se molti dei migliori prompt engineer provengono dal mondo delle scienze umane e della linguistica.
Tuttavia, l’entusiasmo per il fenomeno convive con interrogativi sempre più urgenti su controllo, trasparenza e affidabilità. Come sottolinea Luciano Floridi nel suo recente volume La differenza fondamentale. Artificial Agency: una nuova filosofia dell’intelligenza artificiale (Mondadori, 2025), l’intelligenza artificiale non “pensa”, ma agisce. Non possiede intenzionalità, consapevolezza o comprensione. Esercita piuttosto una forma di agency artificiale, ovvero la capacità di operare nel mondo trasformando input in output secondo modelli e obiettivi definiti dagli esseri umani. Il pensiero che orienta tali azioni resta umano e con esso la responsabilità dei risultati prodotti.
Insieme a vibe coding, tra le parole finaliste compaiono espressioni come aura farming, task masking e broligarchy, tutte rivelatrici dell’impatto sociale della tecnologia e dell’ambiguità di un’epoca in cui autenticità e artificio tendono a confondersi. Per il Collins, la forza di vibe coding sta proprio nel suo equilibrio fra rigore tecnico e creatività intuitiva: l’IA smette di essere percepita come strumento freddo e diventa partner creativo, interprete di intenzioni e sensazioni.
Una riflessione aperta alle lettrici e ai lettori di cremit.it
In chiave educativa, il termine vibe coding invita a riflettere su come l’intelligenza artificiale stia ridefinendo il concetto di competenza. Se il linguaggio naturale diventa il nuovo codice, allora saper comunicare con chiarezza, senso critico e responsabilità etica è la vera alfabetizzazione digitale del futuro. Non si tratta soltanto di addestrare all’uso di strumenti, ma di coltivare la capacità di pensare con e attraverso la tecnologia.
E qui la domanda resta aperta: può il vibe coding diventare un modello educativo capace di coniugare creatività umana e responsabilità tecnologica? Continuare a fare sperimentazione e ricerca, nel solco del lavoro iniziato da CREMIT, significa provare a rispondere a questa e a molte altre domande che attraversano e cambiano continuamente la società complessa in cui viviamo.
