[Depict], Rendere il digitale “pedagogicamente pensabile” Un’esperienza di contrasto alla “povertà educativa digitale” in un Agrinido

di redazione

[Depict], Rendere il digitale “pedagogicamente pensabile” Un’esperienza di contrasto alla “povertà educativa digitale” in un Agrinido

[Depict], Rendere il digitale “pedagogicamente pensabile”                  Un’esperienza di contrasto alla “povertà educativa digitale” in un Agrinido


di Manuela De Landro, laureata nel CdL in Media education
(laurea magistrale in Media Education),
Università Cattolica del Sacro Cuore 

Questo articolo nasce dall’intervento formativo e di ricerca-azione condotto nell’ambito del progetto nazionale DEPICT (Digital Educational Poverty: Information, Coaching, Training)(Depict), finanziato da CIMEA, che ha visto la collaborazione tra quattro atenei italiani – tra cui l’Università Cattolica di Milano con il CREMIT – per affrontare il tema della povertà educativa digitale, intesa come mancanza di risorse e opportunità necessarie per sviluppare le competenze digitali fondamentali per una partecipazione consapevole e critica nel mondo post-digitale. L’esperienza ha esplorato come il contrasto alla Povertà Educativa Digitale possa declinarsi in chiave preventiva nella fascia 0-3 anni, anche in contesti educativi nature-based.

Il percorso ha guidato le educatrici a scoprire il digitale non come una minaccia alla naturalezza dell’infanzia, ma come un ambiente culturale già abitato dai bambini e dalle loro famiglie. In un contesto di agrinido, la sfida è stata quella di spostare lo sguardo: dalla sottrazione tecnologica alla responsabilità della mediazione adulta. 

Un percorso tra natura e “onlife”

L’intervento formativo, condotto tra ottobre e novembre 2025 presso l’Agrinido ‘Il Melofioccolo’ di Napoli, si è configurato come un percorso di ricerca formativa di 10 ore articolato in quattro incontri. La progettazione ha inteso agire non sull’esposizione precoce dei bambini ai dispositivi, ma sulla consapevolezza e sulla mediazione degli adulti, configurandosi come un modello di intervento preventivo contro la Povertà Educativa Digitale (Pasta, Marangi, Rivoltella, 2021). Il servizio in questione è infatti caratterizzato da una pedagogia esperienziale nature-based che,
per scelta intenzionale, adotta una postura sottrattiva priva di infrastrutture digitali per tutelare la centralità del corpo e del contatto
con la natura.
Tuttavia, partendo dal presupposto di abitare una società “onlife” in cui i confini tra online e offline sono ormai impercettibili (Floridi, 2015), la formazione ha permesso di risignificare il legame tra prima infanzia e tecnologie superando l’idea che l’educazione all’aperto possa escludere una riflessione critica sui media.

Metodologia e strumenti

Attraverso un continuo rimando alla teoria e le pratiche media educative, l’obiettivo è stato quello di costruire una base di senso comune sul costrutto di povertà educativa digitale. L’attività laboratoriale, le discussioni di gruppo e diversi strumenti digitali utilizzati – tra cui un padlet condiviso,
un mentimeter e il questionario DEPEND (Pasta, Marangi, 2025) -,
hanno messo in evidenza le posture educative ed i bisogni formativi delle sette educatrici che hanno partecipato alla formazione.
In particolare, il questionario DEPEND, somministrato il primo giorno di formazione, è stato strumento di riflessione condivisa al termine degli incontri, mettendo in luce opinioni e pregiudizi rispetto all’uso del digitale, frutto di una debole competenza media educativa; il mentimeter,
proposto durante l’ultimo incontro, conferma l’acquisizione di una nuova consapevolezza da parte delle educatrici rispetto al rapporto digitale ed infanzia; infine il padlet ha permesso di ragionare sulla documentazione pedadogica reinterprentandola in chiave digitale,  non intesa come mera archiviazione di foto, ma come pratica dinamica per rendere visibili i processi di apprendimento e che può coinvolgere direttamente i bambini in qualità di producer (produttori e consumatori) anzicchè considerarli soggetti passivi della documentazione stessa.
La formazione ha aiutato a trasformare “l’uso funzionale” del digitale  in un “uso pedagogicamente pensato”, spostando l’attenzione sulla responsabilità educativa dell’adulto (Marangi, 2023).

Attività laboratoriale

E’ stato utilizzato l’applicativo Canva per “educare lo sguardo” delle educatrici, chiedendo loro di selezionare e ritagliare dettagli di immagini reali per attribuirvi nuovi significati simbolici, che fossero pedagogicamente riconoscibili ed intenzionali. Attraverso l’attività di ritaglio di immagini e la creazione di “cartoline educative digitali”,
le educatrici hanno sperimentato come l’inquadratura e la creatività possano trasformare un elemento naturale in un messaggio pedagogico denso di significati simbolici (es. un tuorlo d’uovo che diventa sole), favorendo una narrazione inclusiva del percorso di crescita dei bambini.

“IL SOLE NUTRE”

Il digitale, se abitato con consapevolezza, diventa uno strumento per documentare la bellezza dei processi educativi: non semplici prodotti grafici, ma sintesi di riflessioni pedagogiche destinate ai bambini e ai genitori e colleghi per raccontare il senso dell’esperienza educativa.
Di seguito alcuni esempi:

Riflessioni educative e prospettive

L’intervento formativo di ricerca vuole  dimostrare che il contrasto alla Povertà Educativa Digitale nella prima infanzia non passa dall’esposizione precoce ai dispositivi, ma dal potenziamento della consapevolezza critica degli adulti e il rafforzamento delle competenze alfabetiche digitali degli adulti educanti. Assumere la formazione come leva preventiva consente di agire prima che le disuguaglianze digitali si consolidino, riconoscendo che la tutela dei minori non passa per la rimozione del digitale ma per la sua conoscenza consapevole. La sfida della Media Education nello 0-3 consiste nella capacità degli adulti di abitare l’ambiente “onlife” con spirito critico, per formare cittadini onlife consapevoli, critici etici e creativi, in grado di abitare responsabilmente l’infosfera (Floridi, 2017).

 Il cambiamento di postura documentato suggerisce che la formazione possa agire come leva preventiva fondamentale per evitare che le disuguaglianze digitali si consolidino sin dalla prima infanzia.
Come suggerito dalla letteratura, l’obiettivo ultimo deve essere l’armonizzazione del digitale all’interno dei “cento linguaggi” dei bambini (Malaguzzi, 2021), affinché esso non sia un fine, ma uno strumento al servizio dello sviluppo integrale della persona.

Bibliografia

Floridi, L. (2014) The Onlife Manifesto: Being Human in a Hyperconnected Era, Springer. 

Floridi, L. (2017). La quarta rivoluzione: Come l’infosfera sta trasformando il mondo. Raffaello Cortina.

Malaguzzi, L. (2021). Progettare al nido e alla scuola dell’infanzia: Una ricerca aperta allo stupore tra probabile, possibile e imprevedibile. Reggio Children.

Marangi, M. (2023). Addomesticare gli schermi. Il digitale a misura dell’infanzia 0–6. Scholé.

​​Pasta, S., Marangi, M. (2025). The Children of Mixed Couples in the Postdigital Age: When Digital and Intercultural Competences Come Together. In Scuola Democratica (ed.), Proceedings of the Third International Conference of the journal Scuola Democratica. Education and/for Social Justicem Vol. 1: Inequality, Inclusion, and Governance (pp. 979-988). Associazione Per Scuola Democratica.

​​Pasta, S., Marangi, M., Rivoltella, P.C. (2021). Digital Educational Poverty: A Survey and Some Questions about the Detection of a New Construct. In Proceedings of the 2nd International Conference of the Journal Scuola Democratica “Reinventing Education, vol. 1, Citizenship, Work and The Global Age (pp. 697-710). Associazione Per Scuola Democratica.

Per approfondire:

[PODCAST]: Povertà educativa digitale.

[DEPICT]: Contrastare la povertà educativa digitale

[DEPICT]: comprendere e contrastare la povertà educativa digitale in diversi territori italiani

[DEPICT]: Esplorare pensieri creativi: il digitale come finestra educativa oltre gli sche(r)mi

[DEPICT]: Rendere il digitale pedagogicamente pensabile

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