[Sguardi in Tesi] 1,2,3… imparo! Imparare a resistere per immaginare soluzioni diverse

di redazione

[Sguardi in Tesi] 1,2,3… imparo! Imparare a resistere per immaginare soluzioni diverse

[Sguardi in Tesi] 1,2,3… imparo! Imparare a resistere per immaginare soluzioni diverse


Alla scoperta delle possibilità creative dell’inibizione: allenare una funzione cognitiva preziosa per il cervello che apprende

A cura di Chiara Caglio, laureata in Scienze della Formazione Primaria, sede di Milano

Il controllo inibitorio: un importante predittore degli apprendimenti

Il controllo inibitorio è una delle principali funzioni esecutive e permette di regolare le risposte automatiche, aiutando il bambino/a a fermarsi, riflettere e scegliere il comportamento più adeguato alla situazione. Insieme alla memoria di lavoro e alla flessibilità cognitiva, costituisce una componente fondamentale dei processi di autoregolazione e dell’apprendimento.

Situato nella corteccia prefrontale, risulta un processo cognitivo determinante per il successo in ambito scolastico, nonostante la sua attivazione implichi un notevole sforzo cognitivo per l’individuo, che, più facilmente, sarebbe propenso ad agire sulla base delle proprie abitudini o in modo automatico. Il suo sviluppo inizia già nei primi anni di vita e prosegue durante la crescita, assumendo un ruolo importante nella preparazione scolastica.


Figura 1 – Hendry, A. (2016) – Sviluppo delle funzioni esecutive nei primi anni di vita.

Le recenti ricerche neuroscientifiche mostrano una relazione tra le funzioni esecutive e lo sviluppo delle competenze di letto-scrittura e matematiche: il controllo inibitorio contribuisce, ad esempio, all’acquisizione della consapevolezza fonologica, al riconoscimento delle lettere e alla comprensione del testo, aiutando a selezionare le informazioni rilevanti e a inibire quelle fuorvianti. Allo stesso modo, sostiene lo sviluppo delle prime abilità numeriche, dal conteggio fino alle forme più complesse di calcolo.

L’insieme degli studi presenti in letteratura suggerisce che il percorso che conduce i bambini/e ad apprendere nuove abilità non si basa soltanto sul potenziamento di conoscenze specifiche, ma anche sul rinforzo dei processi cognitivi che permettono di imparare. Ecco perché, investire sullo sviluppo delle funzioni esecutive già in età prescolare può favorire una maggiore efficacia degli apprendimenti e offrire un importante strumento di prevenzione delle difficoltà scolastiche. In questa prospettiva, la prima infanzia rappresenta una fase particolarmente preziosa: la maggiore plasticità cerebrale propria dei primi anni di vita rende questo periodo particolarmente favorevole alla costruzione e al consolidamento delle competenze cognitive che accompagneranno il bambino/a nel successivo percorso scolastico.

L’ “altro volto” dell’inibizione

La parola inibizione, comunemente associata ad un significato negativo, può assumere una diversa accezione semantica che si scopre andando in profondità del significato del termine e della sua valenza in ambito cognitivo.

Il primo invito a comprendere l’“altro volto” dell’inibizione può essere accolto approfondendo la tesi di Alain Berthoz che, per primo, la definisce come una disposizione creativa dell’Essere Umano. Secondo questo punto di vista, il controllo inibitorio rende l’Uomo capace di prevedere, scegliere e adattarsi all’ambiente.

Un ulteriore passo possibile per indagare questo framework concettuale si compie approfondendo il pensiero dello psicologo francese Olivier Houdé, che amplia la prospettiva di Berthoz e accosta all’inibizione la capacità di resistere. Imparare a resistere significa immaginare possibilità creative e soluzioni nuove. Si struttura quindi un legame profondo tra inibizione e apprendimento, che porta Houdé a identificare l’intelligenza con la capacità di resistere.

“L’intelligence, c’est apprendre à résister” – Olivier Houdé

Secondo la sua prospettiva, il bambino/a impara ad attivare nuove strategie per la risoluzione di problemi nel momento in cui riesce a resistere agli automatismi che rischiano di viziare il ragionamento logico. Accogliendo le teorie di Daniel Kahneman in merito alla capacità di prendere decisioni, lo psicologo francese delinea un terzo sistema all’interno della nostra mente: il “sistema 3 inibitore”, capace di porsi come “controllo” tra il sistema 1, intuitivo, automatico ed euristico, e il sistema 2, preciso e controllato, ma lento.


Figura 2 – Casotti, M.; Agogué, M.; Camarda, A.; Houdé, O.; Borst, G., (2013) – I tre sistemi del ragionamento.

Allenare il controllo inibitorio alla scuola dell’infanzia: progettazione didattica e neuroscienze

La ricerca neuroscientifica sul controllo inibitorio offre spunti preziosi per la progettazione didattica: conoscere come il cervello apprende e come le funzioni esecutive maturano nel corso del neurosviluppo permette di costruire attività realmente calibrate sui suoi tempi di sviluppo, potenziando in particolare la capacità di “resistere” agli automatismi cognitivi — competenza trasversale alla base del pensiero riflessivo.

Sul piano operativo, questo significa adottare strategie che rispettino e stimolino i ritmi di maturazione cerebrale. Pier Cesare Rivoltella suggerisce, ad esempio, domande che richiedono un tempo di attesa prima della risposta, compiti previsionali (“cosa succederebbe se…”) seguiti da verifica, e richieste di esplicitare la strategia risolutiva. Utile è anche riproporre gli stessi contenuti da prospettive diverse, favorendo un consolidamento significativo degli apprendimenti nel tempo.

La teoria della resistenza cognitiva di Olivier Houdé invita infine a rivedere alcuni assunti dell’apprendimento classico, individuando nella scuola il contesto ideale per disinnescare i “blocchi cognitivi”. Un caso emblematico riguarda la matematica e situazioni problematiche comunemente sottoposte ai bambini/e della scuola primaria. Tra questi, i problemi con la seguente struttura logica: “Luisa ha 25 palline, 5 in più di Leo. Quante ne ha Leo?”. Nella situazione appena delineata il termine “più” attiva un’euristica automatica che spinge alla somma, mentre la soluzione corretta richiede l’algoritmo sottrazione. Solo un controllo inibitorio efficace — il “Sistema 3” — permette di superare questa trappola linguistica.

Proprio per questo, Bruno D’Amore mette in guardia contro l’insegnamento delle “parole chiave”: associare rigidamente termini (in tutto, restano, rimangono…) a specifiche operazioni trasforma il problema in un mero esercizio di riconoscimento lessicale, svuotandolo del suo significato. Comprendere un problema significa invece identificare le grandezze in gioco, coglierne le relazioni e saperle riformulare con parole proprie.

Andare oltre l’applicazione meccanica di algoritmi vuol dire, in ultima analisi, allenare gli studenti a uscire da schemi consolidati, individuando in modo creativo connessioni e soluzioni non standard di fronte a problemi nuovi.

Implicazioni per il digitale

Gli studi di Alain Berthoz e Olivier Houdé hanno stimolato, nel contesto francese, numerose iniziative didattiche e di ricerca-azione fondate sui presupposti teorici sopra richiamati. Tra le proposte pedagogiche più significative si segnalano sia i materiali realizzati da case editrici specializzate in prodotti per l’infanzia (es. Éditions Nathan), che diverse piattaforme digitali che presentano attività e metodologie innovative, ponendo le funzioni esecutive al centro della riflessione didattica. Gli autori di questi strumenti perseguono l’audace obiettivo di formare gli insegnanti, offrendo loro metodologie capaci di disinnescare gli automatismi cognitivi, a favore di un apprendimento più significativo e profondo, libero da stereotipi e bias.

1,2,3… imparo! Proposte didattiche per la scuola dell’infanzia

L’analisi degli studi presenti in letteratura e degli interventi messi in atto in contesto preventivo ha permesso di indagare le caratteristiche dei programmi attuati in età prescolare, la loro validità scientifica, l’efficacia e la fattibilità di tali percorsi di potenziamento in contesto educativo.

Tale ricerca bibliografica ha condotto l’esplorazione dei materiali e degli strumenti didattici presenti in commercio, conducendo ad una “sfida” conclusiva del percorso di ricerca: l’elaborazione di attività didattiche finalizzate al potenziamento dell’inibizione, illustrate sotto forma di schede operative per i docenti della scuola dell’infanzia.


Figura 3 – Schede didattiche operative elaborate per il contesto scuola dell’infanzia

Per la strutturazione delle attività si è fatto riferimento a ciò che le neuroscienze ci insegnano, progettando scenari e proposte didattiche adatte all’età e alle caratteristiche dei destinatari. I due elementi chiave ai quali si è prestato attenzione sono la durata, breve, delle sessioni di attività e la presenza di un insegnamento esplicito presente nei momenti di riflessione metacognitiva proposti ai bambini/e in modo sistematico in ogni sessione progettata.

Nello strutturare le attività in fase di progettazione, è stato centrale pensare attività ricorrenti e progressivamente più complesse, così da favorire un allenamento graduale del controllo inibitorio senza sovraccaricare cognitivamente i bambini/e. L’importanza attribuita al gioco e al corpo nasce dalla consapevolezza che, in questa fascia d’età, l’apprendimento passa prioritariamente attraverso l’azione, il movimento, l’esplorazione e il coinvolgimento emotivo. Allo stesso tempo, si è ritenuto importante inserire situazioni di conflitto cognitivo, poiché esse consentono di sollecitare in modo mirato l’inibizione della risposta automatica, favorendo i bambini/e a fermarsi, osservare, attendere e scegliere consapevolmente come agire in una determinata situazione. La ripetizione della struttura delle sessioni — anticipazione, svolgimento dell’attività e riflessione metacognitiva — permette inoltre di costruire una routine riconoscibile all’interno della quale ciascun bambino può progressivamente comprendere non solo che cosa sta facendo, ma anche quali strategie cognitive sta utilizzando.

Infine, la scelta di materiali facilmente reperibili e adattabili trova giustificazione nell’intenzione di rendere il progetto sostenibile e trasferibile nella pratica quotidiana degli insegnanti, senza richiedere risorse specialistiche o la presenza di figure esterne. In questo senso, le progettazioni proposte non intendono offrire un modello rigido, ma una traccia operativa flessibile, capace di orientare gli insegnanti nella costruzione di esperienze ludiche e didattiche finalizzate a sostenere lo sviluppo del controllo inibitorio nei bambini/e che frequentano la scuola dell’infanzia.

Esempio di attività ludica presente nella guida per insegnanti progettata

Bibliografia

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Cogni’classes https://www.sciences-cognitives.fr/Apprendre et former avec les sciences congnitives Ultima consultazione il giorno 4 marzo 2026

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